sabato 8 giugno 2019

EPITAFFI GRECI, la Spoon River ellenica di W.Peek, trad. Franco Mosino,



Ultimo arrivato nella vasta biblioteca di casa Pancirolli:

EPITAFFI GRECI
La Spoon River ellenica di W.Peek
Traduzione di Franco Mosino
A cura di Emanuele Lelli    Prefazione di Giulio Guidorizzi

BOMPIANI EDITORE
ISBN 9 788845 298943





Nel 1955 l'epigrafista tedesco Werner Peek pubblicò la più importante raccolta, a tutt'oggi, di epigrammi sepolcrali greci, dall'età arcaica all'epoca cristiana. In oltre dieci anni di lavoro Franco Mosino, grecista e linguista, scomparso nel 2015, tradusse e commentò, unico al mondo, la raccolta di Peek. Emanuele Lelli, in collaborazione con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma, ne ha curato la revisione, l'aggiornamento e l'introduzione.
Testi reali,composti da poeti sconosciuti, per uomini e donne che hanno lasciato in tal modo il loro ricordo nei secoli: anziani che hanno concluso  la vita con una vecchiaia serena e giovani  morti prematuramente; naufraghi sfortunati e soldati gloriosi; fanciulle appena sposate che Ade ha strappato agli affetti e medici che, dopo aver curato altri,  non hanno potuto curare se stessi.

Dalla prima di copertina 










giovedì 6 giugno 2019

Nicholas Moore, LACRIMAE RERUM, Melismata, XII, trad. A.Panciroli



But there you are. Real as a figment of my imagination. My
                                                                                       Muse,.....





Ecco sei qui. Reale come un frutto della mia fantasia. Mia
                                                                                    Musa,
sorridente.Vera.Reale.
E qualsiasi cosa sento di dire, posso dirtela.
E tu sarai d'accordo. E mi parlerai.

E le parole. Le parole che dici
saranno quelle che stavo cercando (o
alcune di esse) e mi piaceranno
e non ci servirà una Intelligenza Guida. Siamo l'Umanità
ed eccoci qui. Ed è bene essere umani;
ed è bello essere un uomo buono ( difficile da trovare) ed una donna
                                                                                                  buona;
ed anche dopo tutte queste dolcissime parole, dove la lode è dovuta.
Noi non siamo macchine. Io sono io. Tu sei tu.

Alle mie spalle gelidi colonnati, me ne vado
verso un pensiero appassionato, verso un amore senza passione.


lunedì 3 giugno 2019

Nicholas Moore, LACRIMAE RERUM, Lacrimae rerum, II, trad.A.Panciroli



II


Penso alla signora Lewis in primavera
quando gli asfodeli fioriscono e
sulle isole greche appaiono i primi germogli,
spuntano i crochi, i capelli crisantini
di Anne o di Susan. Intanto si sente un ronzio
e nessuno sa, se di api o di maiali,
l'iterazione o il placido grugnito
e nessuno sa se è di nuovo in primo piano,
questo nostro mondo o sottosopra o cosa,
la leggenda di Alice o la grotta degli elfi,

e per ogni dove girovaghiamo stupiti
di quei corrotti calcoli e della loro strana
ubriaca frenesia nell'atmosfera che
neanche le feste di primavera riescono a spiegare;

e neppure perché lacrime di pietra cadono selvaggiamente a terra:
perché non vediamo il Minotauro?



III

Naturalmente,Picasso lo vide: E' evidente.
Lo vide come simbolo di tutto l'amore,
di tutta la distruzione, di tutta la disperazione dell'età
ormai incapace  di affrontare
la giovinezza o di gioire nella danza
i suo trombettisti suonano ora, suonano quel jazz.

No, alla fine il vecchio è una testa
in una natura morta, barbuta, bella,
che non riesce a vedere la ragazza di fronte, pietra,
una morta testa  posta di fianco a un vaso.

Non riesce a vedere la ragazza, i suoi capelli biondi,
o il patetico bambino in equilibrio su di una palla.
Nell'altro dipinto lo specchio lo tiene lontano,
lui indietreggia e si fa piccolo di fronte all'amore.