domenica 1 settembre 2019

Da LES DESSOUS D'UNE VIE OU LA PYRAMIDE HUMAINE, Paul Eluard, trad. A.Panciroli



D’abord, un grand désir m’était venu de solennité et d’apparat.
J’avais froid.
Tout mon être vivant et corrompu aspirait à la rigidité et à la majesté des morts.
Je fus tenté ensuite par un mystère où les formes ne jouent aucun rôle.
Curieux d’un ciel décoloré d’où les oiseaux et les nuages sont bannis.
Je devins esclave de la faculté pure de voir, esclave des mes yeux irréels et vierges, ignorants du monde et d’eux-mêmes.
Puissance tranquille.
Je supprimai le visible et l’invisible, je me perdis dans un miroir sans tain.
Indestructible, je n’étais pas aveugle.




IL FALSO SPECCHIO
Magritte



Dapprima, un grande desiderio mi aveva preso di solennità e di apparenza.
Avevo freddo.
Tutto il mio essere vivente e corrotto aspirava alla rigidità e alla maestà della morte.
Dopo fui tentato da un mistero dove le forme non giocavano alcun ruolo.
Singolarità di un cielo incolore dove gli uccelli e le nuvole sono banditi-
Divenni schiavo della sola facoltà di vedere, schiavo dei miei occhi irreali e vergini, incosciente del mondo e di me stesso.
Potere tranquillo.
Cancellai il visibile e l'invisibile, mi persi in un falso specchio.
Indistruttibile, non ero più cieco.

giovedì 29 agosto 2019

THE WOMEN/ LE DONNE

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THE WOMEN
by J. Mae Barizo

An evening of expected rain. Out the window clouds lifted
their skirts and the wind poured in. We were the mothers
lingering over the dessert tray, placing the sweets in our
mouths, one by one. We were the soothers and givers,
keepers of children and men. Those days, our skin bunched
up at the bra line, eyelids gathering like crinoline as it folds.
Yet standing there at the table, there was nothing in the world
we were in want of, not even the loves that had escaped us.
Whatever we suffered, we let go of willingly. To know we
were not the same women as before did not pain us. When
the others spoke their voices swept over us like bees hovering
over lilacs. Outside, lights strobed over the Hudson; we watched
a white boat riding the crest of a wave, headed to the sea. We
felt an ache we realized was happiness, almost unbearable.


LE DONNE
di J. Mae Barizo

Una serata in attesa di pioggia. Oltre la finestra le nubi sollevavano
le loro sottane e così il vento giungeva forte. Noi eravamo le madri
ferme al vassoio dei dolci, che ponevano i dolci nella
loro bocca, uno ad uno. Noi eravamo le consolatrici, quelle che
davano, quelle che curavano bambini ed uomini.
In quei giorni, la nostra pelle stropicciata all'altezza del reggiseno,
le palpebre socchiuse come crinolina quando si piega.
Tuttavia, ferme lì a quel tavolo, non c'era nulla al mondo
che ci mancasse, tanto meno gli amori che erano fuggiti via da noi.
Qualsiasi fosse la pena che ci aveva attraversato, la lasciammo
andar via volontariamente. Per sapere che non eravamo
le stesse donne che eravamo prima di essa. Quando
gli altri parlavano le loro voci si spandevano su di noi come api
volteggianti su lillà. Fuori, le luci lampeggiavano sull'Hudson; noi
guardammo una barca bianca cavalcare la cresta di un'onda, diretta
al mare. E provammo  un dolore che capimmo essere felicità,
quasi insopportabile.

Traduzione di Ipazia

lunedì 26 agosto 2019

HORCYNUS ORCA di Stefano D'Arrigo, " L'affare cinese di Caitanello Cambrìa"




HORCYNUS ORCA di Stefano D'Arrigo, " L'affarecinese di Caitanello Cambrìa"







  Sdiluviato di spruzzi, il corpo a sconquasso, tutto mammalucchito, se ne calò nella lancitta, toccandosi e massaggiandosi fianchi,spalle e collo, dove si sentiva tutto in dolenzia. Abbassando gli occhi, ormai se n'era scordato, si vide fra le gambe, ancora all'aria, l'affarecinese, assinuato scuroscuro sopra il legno come una murena di scoglio...

  A capo sotto, avvicinandoci gli occhi sopra, se l' osservava là, in mezzo all'anche, fra incredulo e cusioso, come si scandaliasse allora allora di quell'essere strano ed enimmatico che viveva incorporato a lui, però come per conto suo, davero straneo. Se l'osservava e quello che vedeva: quel pesciazzo dissossato, finto affumicato, ranunchiato pieghepieghe, quel pesciazzo una volta, assai assai per l'indietro, se ne stava aqquattato li fra le sue gambe come nello spacco di uno scoglio, specie di murena pronta a avventarsi allo scoperto non appena s'aggirava nei paraggi dello scoglio il boccone di cui il pesciazzo era alliccoso. Ma ora, ora, il pesciazzo d'una volta se ne stava tutto assonnacchiato del sonno dei vecchi, mortizzo mortizzo, che a guardarlo bene faceva perfino senso...

  Se lo guardava tra le gambe e si sentiva vergogna, riserntiva la vergogna, risentiva la vergogna del vecchio. A che mi ridussi...si mormorava. A che ci riducemmo...gli mormorava.