sabato 21 giugno 2014

Mark Strand: HOPPER; UN POETA LEGGE UN PITTORE : " Hotel Room", trad. Damiano Abeni





EDWARD HOPPER / Hotel room/ Camera d'albergo






  L'atteggiamento della donna in Camera d'albergo, seduta sul bordo del letto, leggermente china in avanti, il modo in cui tiene la lettera con le mani appoggiate alle ginocchia, ci fa supporre che abbia letto la lettera molte volte e che lo notizie in essa contenute non siano buone. 

...L'angusto nitore della stanza, il bianco spietato delle pareti illuminate, le vivaci linee  verticali ed orizzontali compongono  una gradevole severità che contiene la viaggiatrice nell'attimo in cui si confronta con ciò che legge, probabilmente notizie che richiedono riserbo. In verità, la camera sembra un surrogato della rassegnazione della donna.

...In Camera d 'albergo veniamo condotti lungo un angusto corridoio formato dal letto e dal fianco del cassettone, ingombro di bagagli e scarpe, fino alla deprimente opacità della notte. E' stupefacente la rapidità con la quale siamo trasportati dalla donna seduta fino alla finestra e a ciò che rivela dell'esterno, o di ciò che c'è oltre o addirittura del fututo; nulla se non un riquadro nero, una conclusione immutabile, un luogo per un punto di fuga.




Mark Strand

Edward Hopper
Un poeta legge un pittore

Traduzione di Damiano Abeni
DONZELLI EDITORE
collana Saggi. Arti e lettere
anno 2003
formato
pp. VI-89, con 34 tavole a colori su carta patinata nel testo, rilegato
prezzo
€ 19,50
ISBN
9788879897822

giovedì 19 giugno 2014

Tradurre questa poesia è stato difficile, It was difficult to translate this poem.


Ma se a scrivere poesie sono i belli, è meglio? Amy Lowell era brutta, obesa e lesbica. E allora Leopardi?

La fine di Amy Lowell
Traduzione di Ipazia

Attraverso le echeggianti camere della mia mente
Io ascolto le tue parole in dolenti cadenze rintoccanti
Come una lenta distante campana che avvisi l'anima
Del buio che arriva e che separa. Incessanti, incalzanti
Per abbattere le resistenze, cadono di nuovo
Colpo dopo colpo, insistenti diastoli,
I colpi amari della verità, finchè il tutto
E' scolpito in fatti resi stranamente chiari.
Dove cercherò conforto? Non in te.
I nostri mondi si sono separati, i soli dei nostri spiriti
Divisi, e la luce del mio si offuscò.
Ora nel tormentato tramonto io devo fare
La tua volontà. Afferro la tazza che trabocca,
E con tremanti labbra ne tocco il bordo.

The End by Amy Lowell

Troughout the echoing chambers of my brain
I hear your words in mournful cadence toll
Like some slow-passing bell which warns the soul
Of sundering darkness. Unrelenting, fain
To batter down resistance, fall again
Stroke after stroke, insistent diastole,
The bitter blows of truth, until the whole
Is hammered into fact made strangely plain.
Where shall I look for comfort? Not to you.
Our worlds are drawn apart, our spirit's suns
Divided, and the light of mine burnt dim.
Now in the haunted twilight I must do
Your will. I grasp the cup which over-runs,
And with my trembling lips I touch the rim.

sabato 14 giugno 2014

LISBONA...e Le Isole Fortunate di F. Pessoa ( Ilhas Afortunadas)





Di ritorno da un bellissimo viaggio a Lisbona:


Que voz vem no som das ondas
Que não é a voz do mar?
E a voz de alguém que nos fala,
Mas que, se escutarmos, cala,
Por ter havido escutar.

E só se, meio dormindo,
Sem saber de ouvir ouvimos
Que ela nos diz a esperança
A que, como uma criança
Dormente, a dormir sorrimos.

São ilhas afortunadas
São terras sem ter lugar,
Onde o Rei mora esperando.
Mas, se vamos despertando
Cala a voz, e há só o mar.




Quale voce viene sul suono delle onde
che non sia la voce del mare?
È la voce di qualcuno che ci parla,
ma che se ascoltiamo tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando
tace la voce e solo c'è il mare.