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giovedì 25 agosto 2016

XLIX di Alberto Caeiro (o Fernando Pessoa)

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XLIX

Mi ritiro, e chiudo la finestra.
Portano la lampada e danno la buona notte,
E la mia voce contenta dà la buona notte.
Dio voglia che la mia vita sia sempre questa:
Il giorno pieno di sole o soave di pioggia,
O tempestoso come se finisse il mondo,
Il pomeriggio soave e le compagnie che passano
Osservate con interesse dalla finestra,
L'ultimo sguardo amico dato alla quiete degli alberi,
E poi, chiusa la finestra, il lume acceso,
Senza leggere nulla, né pensare a nulla, né dormire,
Sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto,
E là fuori un grande silenzio come un dio che dorme.

Traduzione di Pierluigi Raule

giovedì 7 gennaio 2016

Dalla finestra di Pessoa

Risultati immagini per finestra alta sul mare

XLVIII di Alberto Caeiro

Dalla più alta finestra della mia casa
Con un fazzoletto bianco dico addio
Ai miei versi che partono verso l'umanità.
E non sono allegro né triste.
Questo è il destino dei versi.
Li ho scritti e devo mostrarli a tutti
Perché non posso fare il contrario
Come il fiore non può nascondere il colore,
Né il fiume nascondere che scorre,
Né l'albero nascondere che dà frutti.

Eccoli che già vanno lontano come su una diligenza
E io senza volere sento pena
Come un dolore nel corpo.

Chi sa chi li leggerà?
Chi sa in che mani andranno?
Fiore, mi colse il mio destino per gli occhi.
Albero, mi strapparono i frutti per le bocche.
Fiume, il destino della mia acqua era non restare in me.
Mi sottometto e mi sento quasi allegro,
Quasi allegro come chi si stanca di essere triste.

Andate, andate da me!
Passa l'albero e resta disperso nella Natura.
Appassisce il fiore e la sua polvere dura per sempre.
Scorre il fiume ed entra nel mare e la sua acqua è sempre
quella che fu sua.

Passo e resto, come l'Universo.

Traduzione di Pierluigi Raule.

sabato 25 luglio 2015

Fernando Pessoa, HORIZONTE,








Ó mar anterior a nós, teus medos
Tinham coral e praias e arvoredos.
Desvendadas a noite e a cerração,
As tormentas passadas e o mistério,
Abria em flor o Longe, e o Sul sidério
'Splendia sobre as naus da iniciação.

Linha severa da longínqua costa -
Quando a nau se aproxima ergue-se a encosta
Em árvores onde o Longe nada tinha;
Mais perto, abre-se a terra em sons e cores:
E, no desembarcar, há aves, flores,
Onde era só, de longe a abstracta linha.

O sonho é ver as formas invisíveis
Da distância imprecisa, e, com sensíveis
Movimentos da esp´rança e da vontade,
Buscar na linha fria do horizonte
A árvore, a praia, a flor, a ave, a fonte -
Os beijos merecidos da Verdade.


Oh mare anteriore a noi, le tue paure
avevano corallo e spiagge e boschi.
Dissolte la notte e la nebbia,
passate le tempeste  e il mistero,
sbocciava in fiore il Lungi , e il Sud sidereo
risplendeva sulle navi dell'iniziazione.

Linea severa della riva lontana -
quando la nave si avvicina la costa si alza
in alberi deve il Lungi  nulla aveva;
da più vicino , la terra s'apre in suoni e colori;
e sbarcando, ci sono uccelli, fiori,
dove, da lontano, vi era solo una linea astratta.

Sognare è vedere le forme invisibili
della distanza imprecisa, e , con sensibili
impulsi di speranza e volontà,
cercare nella fredda linea dell'orizzonte
l'albero, la spiaggia, il fiore, l'uccello, la fonte -
i baci dovuti dalla Verità.



domenica 3 agosto 2014

LA GROTTA DEL LIBRO: LIBERTA' di Fernando Pessoa, da Una Sola Moltitudi...

LA GROTTA DEL LIBRO: LIBERTA' di Fernando Pessoa, da Una Sola Moltitudi...: In   un blog dedicato ai libri ed alla lettura una poesia che è un inno alla libertà di non leggere, di sapere di non sapere...  Ma che pia...





Che noiosa la lettura,
che pochezza la cultura!
Il sole splende senza letteratura.
Il fiume scorre, bene o male,
senza edizione originale.




Almada Negreiros |} F.Pessoa, Ritratto


sabato 26 luglio 2014

Fernando Pessoa, IL LIBRO DELLA INQUIETUDINE,



LIVRO DO DESASSOSSEGO POR BERNARDO SOARES





Há em Lisboa um pequeno número de restaurantes ou casas de pasto [em] que, sobre uma loja com feitio de taberna decente, se ergue uma sobreloja com uma feição pesada e caseira de restaurante de vila sem comboios. Nessas sobrelojas, salvo ao domingo pouco frequentadas, é frequente encontrarem-se tipos curiosos, caras sem interesse, uma série de apartes na vida.

O desejo de sossego e a conveniência de preços levaram-me, em um período da minha vida, a ser frequente em uma sobreloja dessas. Sucedia que, quando calhava jantar pelas sete horas, quase sempre encontrava um indivíduo cujo aspecto, não me interessando a princípio, pouco a pouco passou a interessar-me...




Courtesy of G.Pancirolli on Flickr




  Esiste a Lisbona un piccolo numero di osterie o ristorantini ove, sopra uno spaccio da dignitosa mescita di vini, si erge un mezzanino dall'aspetto rustico e casalingo, sul tipo dei ristoranti di certe cittadine dove la ferrovia non arriva. In quei mezzanini in cui, esclusa la domenica, gli avventori sono rari, è frequente incontrare tipi curiosi, poveri diavoli, visi senza interesse, gente che vive a margine della vita.
  Il desiderio di tranquillità e i prezzi convenienti mi portarono in un certo periodo della mia vita ad essere cliente assiduo di uno di quei mezzanini. Capitava che, quando vi cenavo verso le sette, incontrassi quasi sempre un tale il cui aspetto, che dapprincipio mi era parso indifferente, cominciò a poco a poco a suscitare il mio interesse.
  Era un uomo dalla apparente età di trent'anni, magro, piuttosto alto, esageratamente curvo quando stava seduto ma un po' meno quando era in piedi, vestito con una certa ma non totale trascuratezza. L'aria sofferente non conferiva maggior interesse al pallido volto dai tratti comuni; una sofferenza di difficile definizione che poteva indicare varie cause: privazioni, angosce, e quel patimento che nasce dall'indifferenza proveniente dall'aver sofferto molto.
  Cenava sempre con parsimonia e alla fine del pasto si arrotolava una sigaretta con tabacco di cattiva qualità. Osservava acutamente i presenti, con aria attenta ma non sospettosa; il suo non era uno sguardo censorio, ma un'attenzione che tuttavia non sembrava rivolta ai tratti ed alle fisionomie della gente. Fu questo suo curioso atteggiamento che suscitò il mio primo impulso di interesse per lui. Cominciai a guardarlo attentamente. Mi accorsi che un'espressione di un'intelligenza discreta animava vagamente il suo viso. Ma l'aria depressa, la fredda angoscia stagnante fasciavano così perfettamente la sua fisionomia che era difficile penetrarla.
  Seppi per caso da un cameriere che faceva il contabile in una ditta commerciale vicina.
  Un giorno, per strada, proprio sotto le nostre finestre, ci fu un piccolo avvenimento: due passanti che si azzuffarono. Gli avventori del ristorante si precipitarono alle finestre; anch'io, e anche la persona di cui parlo. Scambiai con lui una frase banale, ed egli mi rispose con una frase simile. La sua voce era opaca e tremula come quella delle persone che non sperano in niente perché conoscono la perfetta inutilità della speranza. Ma forse era assurdo dare tanta importanza al mio serale compagno di ristorante.
  Non so perché, da quel giorno cominciammo a salutarci. Finché una volta, resi forse solidali dall'insolita coincidenza di cenare entrambi alle nove e mezzo, avviammo una conversazione di circostanza. Ad un certo momento egli mi chiese se io scrivessi. Gli risposi di sì. Gli parlai della rivista Orpheu uscita di recente. Egli la elogiò con generosità, e allora io mi stupii sinceramente. Mi permisi di manifestargli il mio stupore, perché l'arte di coloro che scrivono su Orpheu suole essere riservata a pochi, ma egli rispose che forse era uno di quei pochi; e poi aggiunse che una tale arte non gli diceva, in verità, alcunché di nuovo: e poi timidamente mi confidò che, non avendo molte cose da fare né dove andare, né amici cui poter far visita, né passione per la lettura, era solito passare le sue serate, nella sua stanza d'affitto, scrivendo anche lui.




(90) 

   Penso a volte che non uscirò mai da questa Rua dos Douradores. E se lo scrivo, mi sembra l'eternità

sabato 14 giugno 2014

LISBONA...e Le Isole Fortunate di F. Pessoa ( Ilhas Afortunadas)





Di ritorno da un bellissimo viaggio a Lisbona:


Que voz vem no som das ondas
Que não é a voz do mar?
E a voz de alguém que nos fala,
Mas que, se escutarmos, cala,
Por ter havido escutar.

E só se, meio dormindo,
Sem saber de ouvir ouvimos
Que ela nos diz a esperança
A que, como uma criança
Dormente, a dormir sorrimos.

São ilhas afortunadas
São terras sem ter lugar,
Onde o Rei mora esperando.
Mas, se vamos despertando
Cala a voz, e há só o mar.




Quale voce viene sul suono delle onde
che non sia la voce del mare?
È la voce di qualcuno che ci parla,
ma che se ascoltiamo tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando
tace la voce e solo c'è il mare.




giovedì 1 agosto 2013

Vi saluto con Pessoa


Jago mi ha inviato il siffatto sms : "todas  as cartas de amor sao ridiculas..."

"Tutte le lettere d'amore sono ridicole..."

E' una frase tratta da una poesia di Pessoa, l'ho cercata su un suo libro di poesie che ho ma non l'ho trovata.
Ma voglio dirvi questo, con le parole di Marco Missiroli che ne cura l'introduzione:
C'è un giorno che cambia la vita di Fernando Pessoa: è l'8 marzo 1914. Quel pomeriggio il poeta ventiseienne si avvicinò a un comò alto e, dopo aver preso un foglio e una penna, cominciò a scrivere in piedi. Scrisse trenta poesie di filato, guidato da un'estasi che non è mai riuscito a definire. Non firmò con il suo nome ma con "Alberto Caeiro", uno degli eteronimi che Pessoa utilizzò nella sua esistenza. Non un altro se stesso ma un frammento di sè con un'autonomia letteraria, morale, sentimentale e soprattutto percettiva.

Beh, se c'è un episodio che possa riassumere in sè l'essenza della poesia, è proprio questo. Non trovate?


domenica 17 luglio 2011




A
 Penso a volte che non uscirò mai da questa Rua dos Douradores.

E se lo scrivo, mi sembra una eternità.






                                                                F. Pessoa


                                                                              

giovedì 29 luglio 2010

MENSAGEM, MESSAGGIO, Fernando Pessoa

O' mar salgado, quanto do teu sal
Sao làgrimas de Portugal!

O mare salato, quanto del tuo sale
Sono lacrime del Portogallo!

 Mensagem è, strano a dirsi, è l' unica opera in portoghese  pubblicata da Pessoa con il proprio vero nome,e non con quello dei suoi "infiniti" etronimi.
 Con questa sua opera, difficile, esoterica ed ermetica, Pessoa partecipa al premio letterario Antero de Quental, istituito dal Segretariato per la Propaganda Nazionale ( sic). Ovviamente non vincerà, sconfitto da un sacerdote sconosciuto, Vasco Reis.( cfr., interessantissimo,http://www.umfernandopessoa.com/estudos/a-verdade-sobre-a-mensagem.pdf )
 Ma qui non ci interessa tanto la storia e la critica letteraria  del testo, quanto abbandonarci al mistero e al sogno di Fernando:

Teu ser é como aquela fria                                        
Luz que precede a madrugada                                 
E è jà o ir a haver o dia                                             
Na antemanhà, confuso nada.                                 

 Il tuo essere è come quella fredda
Luce che precede il mattino,
E che è già l' annuncio del giorno
Nell ' alba, confuso nulla. 

o anche:
 
E a fala dos pinhais, marulho obscuro,
E' o som presente desse mar futuro,
E' a voz da terra ansiando pelo mar.

E la voce delle pinete, burrasca oscura,
E' il suono presente di quel mare futuro,
E' la voce della terra che anela per il mare.


Minha loucura, outros que me a tomem
Com o que nela ia.
Sem a loucura que é o homem...

La mia follia, che altri me la prendano
Con ciò che in essa c'era.
Che cos' è l' uomo senza la follia...