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sabato 13 dicembre 2014

da HOPPER di Mark Strand, " NIGHTHAWKS, NOTTAMBULI, trad. Damiano Abeni


Mark Strand, EDWARD HOPPER, Un poeta legge un pittore, DONZELLI EDITORE.


Un grande poeta e scrittore americano, Mark Strand, premio Pulitzer per la poesia, legge trenta famosi quadri di Edward Hopper, il pittore americano per antonomasia...


Hopper - NIGHTHAWKS-  1942, Olio su tela
Collezione Friends of American Art, The Art Institute of Chicago




In Nottambuli tre persone stanno sedute in quello che deve essere un bar-tavola calda aperto tutta la notte. Il bar è situato all'angolo di una strada ed è violentemente illuminato. Per quanto stia brigando una faccenda, il barista, vestito di bianco, alza lo sguardo verso uno dei clienti. Il cliente, seduto accanto a una donna sovrappensiero, guarda il barista. Un altro cliente, che ci volge la schiena, guarda più o meno verso l'uomo e la donna. È una scena in cui ci si sarebbe potuti imbattere quaranta o cinquant'anni fa, attraversando a piedi di notte il Greenwich Village a New York o, forse, il cuore di una qualsiasi città nel nord-est degli Stati Uniti. Non c'è nulla di ninaccioso, nulla che indichi che il pericolo sia in agguato dietro l'angolo. L'illuminazione fredda dell'interno del bar diffonde densità sovrapposte di luce sul marciapiede antistante, conferendogli proprietà  estetiche. È come se la luce agisse da detergente, perché non v'è traccia di sudiciume metropolitano. La città, come nella maggior parte degli Hoper, afferma se stessa formalmente, piuttosto che realisticamente. La componente dominante della scena è la lunga vetrata attraverso la quale vediamo l'interno. Copre i due terzi della tela, dedlimitando la forma geometrica di un trapezio isoscele, il quale determina la spinta direzionale del dipinto verso un punto di fuga che non può essere visto ma deve essere immaginato. Il nostro occhio viaggia sulla superficie del vetro, muovendosi da destra a sinistra, sospinto dai lati convergenti del trapezio, dal rivestimento verde, dal bancone, dalla fila di sgabelli tondi che paono quasi impronte dei nostri passi, e dal lucore bianco-giallastro del neon lungo il soffitto. Non veniamo attratti all'interno del bar, ma veniamo condotti lungo la sua facciata. Come in una delle innumerevoli scene che notiamo di sfuggita, la sua improvvisa, immediata trasparenza ci assorbe, isolandoci momentaneamente da ogni cosa, e poi ci rimette in libertà perchè possiamo continuare il nostro cammino...(continua)



Hopper - NIGHTHAWKS- Particolare



In Nighthawks, three people are sitting in what must be an all-night diner. The diner is situated on a corner and is harshly lit. Though engaged in a task, an employee, dressed in white, looks up toward one of the customers. The customer, who is sitting next to a distracted woman, looks at the employee. Another customer, whose back is to us, looks in the general direction of the man and the woman. It is a scene one might have encountered forty or fifty years ago, walking late at night through New York City's Greenwich Village or, perhaps, through the heart of any city in the northeastern United States. There is nothing menacing about it, nothing that suggests danger is waiting around the corner. The diner's coolly lit interior sheds overlapping densities of light on the adjacent sidewalk, giving it an aesthetic character. It is as if the light were a cleansing agent, for nowhere are there signs of urban filth. The city, as in most Hoppers, asserts itself formally rather than realistically. The dominant feature of the scene is the long window through which we see the diner. It covers two-thirds of the canvas, forming the geometrical shape of an isosceles trapezoid, which establishes the directional pull of the painting, toward a vanishing point that cannot be witnessed, but must be imagined. Our eye travels along the face of the glass, moving from right to left, urged on by the converging sides of the trapezoid, the green tile, the counter, the row of round stools that mimic our footsteps, and the yellow-white neon glare along the top. We are not drawn into the diner but are led alongside it. Like so many scenes we register in passing, its sudden, immediate clarity absorbs us, momentarily isolating us from everything else, and then releases us to continue on our way.

In Nighthawks, however, we are not easily released. The long sides of the trapezoid slant toward each other but never join, leaving the viewer midway in their trajectory. The vanishing point, like the end of the viewer's journey or walk, is in an unreal and unrealizable place, somewhere off the canvas, out of the picture. The diner is an island of light distracting whoever might be walking by-in this case, ourselves-from journey's end. This distraction might be construed as salvation. For a vanishing point is not just where converging lines meet, it is also where we cease to be, the end of each of our individual journeys. Looking at Nighthawks, we are suspended between contradictory imperatives-one, governed by the trapezoid, that urges us forward, and the other, governed by the image of a light place in a dark city, that urges us to stay.

Here, as in other Hopper paintings where streets and roads play an important part, no cars are shown. No one is there to share what we see, and no one has come before us. What we experience will be entirely ours. The exclusions of travel, along with our own sense of loss and our passing absence, will flourish.

Hopper-- NIGHTHAWK-  Particolare




sabato 21 giugno 2014

Mark Strand: HOPPER; UN POETA LEGGE UN PITTORE : " Hotel Room", trad. Damiano Abeni





EDWARD HOPPER / Hotel room/ Camera d'albergo






  L'atteggiamento della donna in Camera d'albergo, seduta sul bordo del letto, leggermente china in avanti, il modo in cui tiene la lettera con le mani appoggiate alle ginocchia, ci fa supporre che abbia letto la lettera molte volte e che lo notizie in essa contenute non siano buone. 

...L'angusto nitore della stanza, il bianco spietato delle pareti illuminate, le vivaci linee  verticali ed orizzontali compongono  una gradevole severità che contiene la viaggiatrice nell'attimo in cui si confronta con ciò che legge, probabilmente notizie che richiedono riserbo. In verità, la camera sembra un surrogato della rassegnazione della donna.

...In Camera d 'albergo veniamo condotti lungo un angusto corridoio formato dal letto e dal fianco del cassettone, ingombro di bagagli e scarpe, fino alla deprimente opacità della notte. E' stupefacente la rapidità con la quale siamo trasportati dalla donna seduta fino alla finestra e a ciò che rivela dell'esterno, o di ciò che c'è oltre o addirittura del fututo; nulla se non un riquadro nero, una conclusione immutabile, un luogo per un punto di fuga.




Mark Strand

Edward Hopper
Un poeta legge un pittore

Traduzione di Damiano Abeni
DONZELLI EDITORE
collana Saggi. Arti e lettere
anno 2003
formato
pp. VI-89, con 34 tavole a colori su carta patinata nel testo, rilegato
prezzo
€ 19,50
ISBN
9788879897822

venerdì 28 maggio 2010

Mark Strand commenta Edward Hopper



Naturalmente Strand non può non
"ribattere" a Hopper: "...E' una scena di calma domestica, in cui un uomo e una donna si trovano assorti nei propri pensieri...E' uno di quei  momenti di transizione che sono più frequenti e più caratteristici delle nostre esistenze di quanto non ci rendiamo conto.
...Il nostro sguardo non si fissa  su una figura nè sull' altra ma passa dritto nello spazio tre loro, dritto fino alla porta, che resta chiusa non per l' uno o per l' altra, ma per i due insieme."

giovedì 27 maggio 2010

EDWARD HOPPER DISEGNA MARK STRAND

Se un poeta può, come abbiamo visto, commentare e leggere un quadro, deve valere anche il contrario: possiamo quindi immaginare un pittore che legga e commenti, con i suoi mezzi espressivi, colori ,forme, olii,  tempere, una poesia:

 The Story of Our Lives   by Mark Strand



We are reading the story of our lives
which takes place in a room.
The room looks out on a street.
There is no one there,
no sound of anything.
The tress are heavy with leaves,
the parked cars never move.
We keep turning the pages, hoping for something,
something like mercy or change,
a black line that would bind us
or keep us apart.
The way it is, it would seem
the book of our lives is empty.
The furniture in the room is never shifted,
and the rugs become darker each time
our shadows pass over them.
It is almost as if the room were the world.
We sit beside each other on the couch,
reading about the couch.
We say it is ideal.                                 
It is ideal.

                                               
 
 
 

 
 







Stiamo leggendo la storia dell
nostre vite            
che si svolge in una stanza.
La stanza dà su una strada.
Non c'è nessuno fuori,
nessun rumore.
Gli alberi sono carichi di foglie,
le auto parcheggiate non si muovono.
Continuiamo a girare le pagine,
sperando in qualcosa,
qualcosa come pietà , o cambiamento,
una linea nera che dovrebbe unirci
o separarci.
Sia come sia, sembra 
che il libro delle nostre vite sia vuoto.
 I mobili nella stanza mai spostati,
 i tappeti  che si fanno più scuri ogni volta
 al passare delle nostre ombre.
 Sembra quasi che la stanza sia il mondo.
 Seduti vicini sul divano,
 leggiamo del divano.
 Diciamo che è ideale.
 E'  ideale


Traduzione di Alessandro Pancirolli
cfr. con quella del grande Damiano Abeni,
su L'inizio di una sedia, M Strand, Donzelli ,
pagg. 128/129

mercoledì 26 maggio 2010

EDWARD HOPPER

" Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una
casa."
Grande mostra del pittore statunitense E. Hopper, WWW.EDWARDHOPPER.IT, alla Fondazione Roma Museo, Via del Corso 320, Roma.
Vorrei solo aggiungere che Hopper è stato per la pittura americana
quello che Strand è stato ed è tutt'ora per la poesia.
Consigli pratici: 1) non andate alla mostra nei giorni festivi e prefestivi, pericolo code !!.  2) lasciate perdere guide, visite guidate e, peggio del peggio, audioguide. 3) leggetevi invece : EDWARD HOPPER, Un poeta legge un pittore, di... Mark Strand, Donzelli Editore, trad. Damiano Abeni. 4) Perdetevi nelle storie che i quadri suggeriscono appena, completatele  col vostro smarrimento.
5) Notate che le custodi, leggermente annoiate nelle loro perfette divise , sembrano  essere uscite da un quadro di Hopper, insensibili e
assenti. 6) Prendetevi un caffè al bar subito prima dell' uscita, buono!