lunedì 26 ottobre 2015

Marcello Kalowski, Il silenzio di Abram, Mio padre dopo Auschwitz


 MARCELLO KALOWSKI

IL SILENZIO DI ABRAM

MIO PADRE DOPO AUSCHWITZ

Editori Laterza

 

Dopo aver letto questo libro, una cosa è certa:
Il signor Marcello Kalowski ha,o meglio, aveva , sbagliato mestiere.
Per molti anni  funzionario alla Hebrew Immigration Aid Service, poi improbabile commerciante di orologi e di preziosi, una vita spesa parte in Italia, parte in Israele, due ex mogli, due amati figli, una cagnetta pestifera da accudire, il signor Marcello Kalowski era quasi arrivato alla soglia dei 60 anni senza aver adempiuto al compito che per lui era stato scelto: scrivere.
E scrivere bene, anche.
In una prosa al tempo stesso commossa e razionale, l' autore riesce a dare voce al padre Abram, sopravvissuto ad Auschwitz , ma inghiottito poi da una depressione senza speranze: 

"Per i pochi che sono riusciti ad uscirne vivi, e sicuramente per mio padre, dopo Auschwitz è iniziata un'altra esistenza che in nessun caso è riuscita a costruire un ponte sospeso che lo collegasse alla vita precedente. Sono io che debbo costruire quel ponte, perchè la sua esistenza, subita e vissuta con coraggio, e le contraddizioni, le incertezze, le angosce,  le sue debolezze acquistino il senso e la dignità che meritano."

P.S.

Ho avuto la possibiltà, del tutto fortuita, di avere una breve conversazione con l'autore: se ho capito bene, Abram , dopo un così lungo silenzio, non ha ancora finito di parlarci...

 

 





giovedì 22 ottobre 2015

THE UNIVERSE

Risultati immagini per universo

THE UNIVERSE
by Joshua Henry Jones

Count o'er the million leagues from here to yonder
star.
On then. On to the next count of a million more.
Sum up the myriad gleams that light the night;
Add too, the orbit where the cold bright moon doth
soar.
That done, return to earth and with thy mind outline
That huge expanse called space; and then out from our
Hearse
Of changing dust dream out the words - The Universe.

THE UNIVERSE
by Joshua Henry Jones

Conta più di mille leghe da qui alla stella
lassù.
Ed oltre. Oltre fino a contarne un milione di più.
Aggiungi la miriade di bagliori che illuminano la notte;
Mettici anche, l'orbita lungo la quale la luna
si muove.
Fatto questo, ritorna a terra e con la mente immagina
quell'immenso vuoto chiamato spazio; e poi fuori dal nostro
Carro funebre
Di cangiante polvere, sogna le parole - L'Universo.
Traduzione di  Ipazia





sabato 17 ottobre 2015

Henry MoOre alle Terme di DIocleziano























 Una strana emozione ti prende appena varchi la granda sala delle Terme di Diocleziano dove sono in mostra le opere di Henry Moore:
il futuro (anteriore)di Moore ed il passato (remoto) delle antiche mura,la materialtà incarnata delle grandi figure reclinanti e la millenaria sintassi dei grandi mosaici romani si fondono magicamente in uno straniante continuum spazio-temporale.
 Mi è capitato di scambiare il ritratto di Mooore , opera dello scultore italiano Mariano Marini, con uno di quei ritratti etrusco-romani del II-III secolo, e le ricostruzioni dei  grandi sepolcreti per imponenti installazioni moderne!


 
Mariano Marini, Ritratto di H.Moore























Quasi una piccola sindrome di Stendhal.










Mostra promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, in collaborazione con Tate e con Electa a cura di Chris Stephens e Davide Colombo ,la mostra  presenta una selezione di sculture, disegni, acquerelli e stampedi uno dei più grandi artisti inglesi: Henry Moore (1898–1986). La Tate conserva la collezione più ricca e rappresentativa dagli anni Venti ai Settanta, anche grazie alla donazione dell’artista stesso. Riconosciuto come uno dei più grandi scultori contemporanei, deve il suo successo all’abilità tecnica e inventiva al servizio del racconto della nostra epoca.
Molte le creazioni in mostra che denotano il suo peculiare rapporto tra pieni e vuoti, esaltato dalla monumentalità del luogo, le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. Soprattutto ai vuoti è infatti affidato un senso di continuità tra dentro e fuori, cosi che le sculture non vivono solo nello spazio ma nello stesso tempo lo creano, come se spazio e materia scultorea fossero un tutt’uno. Straordinaria la serie delle figure femminili sdraiate, come espressione dell’eterna femminilità, della Madre Terra. Alle Terme di Diocleziano 75 le opere esposte.