lunedì 11 gennaio 2016

GIORGIO CAPRONI, Altro inserto










 ALTRO INSERTO

  Per quanto tu ragioni ,c'è sempre un topo - un fiore - a scombinare la logica. Direi che tutto nel tuo ragionamento è perfetto , se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E sarei  anche d'accordo con te , se nella mente non mi bruciasse  ( se non mi bruciasse la mente - con dolcezza ) quest' odore di tannino che viene dalla segheria  sotto la pioggia ; quest'odore di tronchi sbucciati ( d'alba e d'alburno) , e non ci fosse il fresco delle foglie bagnate  come tanti lunghi occhi , e il persistente  ( ma sempre più sbiadito )  blu della notte.

giovedì 7 gennaio 2016

Dalla finestra di Pessoa

Risultati immagini per finestra alta sul mare

XLVIII di Alberto Caeiro

Dalla più alta finestra della mia casa
Con un fazzoletto bianco dico addio
Ai miei versi che partono verso l'umanità.
E non sono allegro né triste.
Questo è il destino dei versi.
Li ho scritti e devo mostrarli a tutti
Perché non posso fare il contrario
Come il fiore non può nascondere il colore,
Né il fiume nascondere che scorre,
Né l'albero nascondere che dà frutti.

Eccoli che già vanno lontano come su una diligenza
E io senza volere sento pena
Come un dolore nel corpo.

Chi sa chi li leggerà?
Chi sa in che mani andranno?
Fiore, mi colse il mio destino per gli occhi.
Albero, mi strapparono i frutti per le bocche.
Fiume, il destino della mia acqua era non restare in me.
Mi sottometto e mi sento quasi allegro,
Quasi allegro come chi si stanca di essere triste.

Andate, andate da me!
Passa l'albero e resta disperso nella Natura.
Appassisce il fiore e la sua polvere dura per sempre.
Scorre il fiume ed entra nel mare e la sua acqua è sempre
quella che fu sua.

Passo e resto, come l'Universo.

Traduzione di Pierluigi Raule.

lunedì 4 gennaio 2016

GIORGIO CAPRONI, L' ultimo borgo.



                       L' ULTIMO BORGO

 





   S'erano fermati a un tavolo
d'osteria.
               La strada
era stata lunga.
                          I sassi.
le crepe dell'asfalto.
                                  I ponti
più d'una volta rotti
o barcollanti.

                       Avevano
le ossa a pezzi.
                         E zitti
dalla partenza, cenavano
a fronte bassa, ciascuno
avvolto nella nube vuota
dei suoi pensieri.


                            Che dire.

Avevano frugato fratte
e serpeti.
              Avevano
fermato gente - chiesto
agli abitanti.

                    Ovunque
solo tracce elusive
e vaghi indizi - ragguagli
reticenti o comunque
inattendibili.

                    Ora 
sapevano che quello era
l'ultimo borgo.
                       Un tratto
ancora, poi la frontiera
e l'altra terra: i luoghi
non giurisdizionali.

                                L'ora
era tra l'ultima rondine
e la prima nottola.
                               Un'ora
già umida d'erba e quasi
(se ne udiva la frana
giù nel vallone) d' acqua
diroccata e lontana.