giovedì 24 marzo 2016

INNOCENCE




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INNOCENCE
BY LINDA HOGAN

There is nothing more innocent
than the still-unformed creature I find beneath soil,
neither of us knowing what it will become
in the abundance of the planet.
It makes a living only by remaining still
in its niche.
One day it may struggle ou of its tender
pearl of blind skin
with a wing or with vision
leaving behind the transparent.

I cover it again, keep laboring,
hands in earth, myself a singular body.
Watching thing grow,
wondering how
a cut blade of grass knows
how to turn sharp again at the end.

This same growing must be myself,
not aware yet of what I will become
in my own fullness
inside this simple flesh.

Non c'è nulla di più innocente
che la creatura ancora informe che trovo nella terra,
nessuno di noi sapendo ciò che diventerà
nell'abbondanza del pianeta.
Essa si fa vita soltanto restando ferma
nella sua nicchia.
Un giorno lotterà uscendo fuori dalla sua tenera
perla di cieca pelle
con un'ala o una visione
lasciando dietro di sé l'invisibile.

Io la copro di nuovo, continuando a lavorare,
le mani nella terra, io stessa un bizzarro corpo.
Guardando cose crescere,
chiedendomi come
una foglia d'erba tagliata sappia
come rinascere infine.

Questo stesso germogliare devo essere io stessa,
non ancora consapevole di ciò che diventerò
nella mia pienezza
dentro questa semplice carne.

Traduzione di Ipazia

mercoledì 23 marzo 2016

The Cats Will Know by Cesare Pavese : The Poetry Foundation

The Cats Will Know by Cesare Pavese : The Poetry Foundation


The Cats Will Know

BY CESARE PAVESE
TRANSLATED BY GEOFFREY BROCK
















Rain will fall again
on your smooth pavement,
a light rain like
a breath or a step.
The breeze and the dawn
will flourish again
when you return,
as if beneath your step.
Between flowers and sills
the cats will know.

There will be other days,
there will be other voices.
You will smile alone.
The cats will know.
You will hear words
old and spent and useless
like costumes left over
from yesterday’s parties.

You too will make gestures.
You’ll answer with words—
face of springtime,
you too will make gestures.

The cats will know,
face of springtime;
and the light rain
and the hyacinth dawn
that wrench the heart of him
who hopes no more for you—
they are the sad smile
you smile by yourself.

There will be other days,
other voices and renewals.
Face of springtime,
we will suffer at daybreak.


“The Cats Will Know” from Disaffections: Complete Poems 1930-1950 by Cesare Pavese. Published in 2002 by Copper Canyon Press.


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera;
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

sabato 19 marzo 2016

Iosif Brodskij Odisseo a Telemaco, traduzione di Giovanni Buttafava)





 Iosif Brodskij

Odisseo a Telemaco


Ulisse e Telemaco,  Scuola Napoletana,
fine del XVIII secolo, olio su tela























Telemaco mio,
la guerra di Troia è finita.
Chi ha vinto non ricordo.
Probabilmente i greci: tanti morti
fuori di casa sanno spargere
i greci solamente. Ma la strada
di casa è risultata troppo lunga.
Dilatava lo spazio Poseidone
mentre laggiù noi perdevamo il tempo.
Non so dove mi trovo, ho innanzi un’isola
brutta, baracche, arbusti, porci e un parco
trasandato e dei sassi e una regina.
Le isole, se viaggi tanto a lungo,
si somigliano tutte, mio Telemaco:
si svia il cervello, contando le onde,
lacrima l’occhio – l’orizzonte è un bruscolo -,
la carne acquatica tura l’udito.
Com’è finita la guerra di Troia
io non so più e non so più la tua età.
Cresci Telemaco. Solo gli Dei
sanno se mai ci rivedremo ancora.
Ma certo non sei più quel pargoletto
davanti al quale io trattenni i buoi.
Vivremmo insieme, senza Palamede.
Ma forse ha fatto bene: senza me
dai tormenti di Edipo tu sei libero,
e sono puri i tuoi sogni, Telemaco.

(1972, traduzione di Giovanni Buttafava)


Tratta da https://lombradelleparole.wordpress.com/