martedì 26 luglio 2016

James Joyce, GIACOMO JOYCE, traduzione Alessandro Panciroli


Pagina autografa di J.Joyce







































Chi? Un volto pallido circondato da folte profumate pellicce. I suoi movimenti sono timidi e nervosi. Porta occhialini di metallo.
Sì; una rapida sillaba. Un rapido sorriso. Un rapido battito di ciglia.

Una grafia simile ad una ragnatela, tracciata fine e sottile con tranquillo disdegno e rassegnazione:
una giovane di qualità.

Mi lancio nella facile onda di una tiepida conversazione: Swedeborg, lo pseudo-Aeropagita, Miguel de
Molinos, Joachim Abbas. L' onda finisce. La sua compagna di classe, curvando il corpo sinuoso, fa le fusa in uno smidollato Viennese Italiano. Le lunghe palpebre sbattono e si sollevano; una ardente puntura di spillo punge e brucia nell'iride vellutata.
I tacchi alti rimbombano sulla risonante scalinata di pietra. La fredda aria invernale nel castello, le cotte di maglia come impiccate alle pareti,  rozzi candelieri di ferro lungo le volute della sinuosa scala a chiocciola delle torretta. I tacchi battono e ribattono, un suono cupo e profondo. C' è qualcuno di sotto che vorrebbe parlare con sua Signoria.



Who? A pale face surrounded by heavy odorous furs. Her movements are shy and nervous. She uses quizzing-glasses.
Yes: a brief syllable. A brief laugh. A brief beat of the eyelids.

Cobweb handwriting, traced long and fine with quiet disdain and resignation: a young person of quality.

I launch forth on an easy wave of tepid speech: Swedenborg, the pseudo-Areopagite, Miguel de Molinos, Joachim Abbas. The wave is spent. Her classmate, retwisting her twisted body, purrs in boneless Viennese Italian: Che coltura! The long eyelids beat and lift: a burning needleprick stings and quivers in the velvet iris.

High heels clack hollow on the resonant stone stairs. Wintry air in the castle, gibbeted coats of mail, rude iron sconces over the windings of the winding turret stairs. Tapping clacking heels, a high and hollow noise. There is one below would speak with your ladyship.











mercoledì 20 luglio 2016

James Joyce, GIACOMO JOYCE, traduzione Alessandro Panciroli




Corpses of jews lie about me rotting in the mould of their holy fields. Here is the tomb of their people, black stone, silence without hope ….. Pimply Meissel brought me here. He ist beyond those trees standing with covered head at the grave of his suicide wife, wondering how the woman who slept in his bed has come to this end ….. The tomb of her people and hers: black stone, silence without hope: and all is ready. Do not die!


Cadaveri di ebrei giacciono sotto di me putrefacendosi nella terra del loro camposanto. E' qui la tomba della loro gente, pietra nera, silenzio senza speranza...Pimply Meissel mi ha portato qui. Se ne sta oltre quegli alberi con la testa coperta sulla tomba di sua moglie suicida, domandandosi come la donna che dormiva nel suo letto sia giunta  a questa fine..... La tomba della sua gente e la tomba di sua moglie: pietra nera, silenzio senza speranza:  e tutto è pronto. Non morire!






sabato 16 luglio 2016

Alessandro Pancirolli, TI ME VARDI, TI ME SORIDI, TI ME VIEN VISSIN..., supervisione di Ester Barlessi


  Avevo chiesto a Ester Barlessi, scrittrice e poeta di lingua istriana ed italiana, di aiutarmi a tradurre in dialetto polesano la mia poesia LA REGOLA ( vedi sotto).
 Come quasi sempre accade nelle traduzioni, la poesia ha mutato non solo forma ( el dialeto polesan), ma anche significato: da una ambientazione romana, in uno dei più antichi rioni , La Regola appunto, da cui prendeva il nome la poesia in italiano, siamo passati ad un paesaggio marino , anche se appena accennato ( cfr. ultimo verso " caminemo strenti sul lungomar" dove nell'originale era il lungofiume sul Tevere); i platani , che nol cresse sul mar, sono diventati comuni alberi...
 Quel che rimane comunque è, mi sembra almeno, il cuore della poesia originale: la nostalgia di un amore che avrebbe potuto essere e non è stato, il sorriso e le lagrime di lei, la tempesta che si allontana...

 Sul mar



















TI ME VARDI, TI ME SORIDI, TI ME VIEN VISSIN...




Go pensà de gaverme sbrigà de 'sto intrigo

go pensà de poder esser fora  de tuto questo che invesse scrivo

 Ti me vardi

Ti me sorridi , ti me vien vissin,

"No' dovessimo..."

Quel che ne speta, savemo : una piova fina  e  non gavemo premura

Piovi . Cessà xe el vento. La tempesta xe lontan...

Ti ti piansi  ti me soridi  ti piansi de novo

Caminemo strenti

Sul lungomar.





I thought to be out of this maze. I thought to 
Be out of this
That I am now writing. 
You look at me. You smile. "You get closer ,
we should not..."
We know what to expect , a fine rain , we  in hurrying, The Rule.*
It's raining hardly, the wind has ceased,  
The storm is far away...
You cry, you smile at me, you cry.
We walk embraced under the  tall plane trees.
On the riverside.


Ho pensato di essere fuori da questo labirinto. ho pensato
di  essere fuori da questo 
che sto ora scrivo
Mi guardi. Sorridi." Ti avvicini,
non dovremmo..."
Sappiamo cosa aspettarci , una pioggia sottile, abbiamo fretta, La Regola*
Piove appena, il vento è cessato,
la tempesta è lontana ... 
Tu piangi, mi sorridi, piangi.
camminiamo abbracciati sotto  i platani  alti.

Sul lungofiume.