sabato 13 aprile 2019

da THE UNTELLING di Mark Strand, traduzione A.Panciroli






Mark Strand



Alzò gli occhi dal foglio
e nella finestra vide se stesso.
Era una sera d' agosto
ed era stanco,
gli alberi oscillavano
il vento scosse la finestra.
Era tardi.
Non era importante.
Non avrebbe mai potuto raggiungere
il suo passato. 











giovedì 4 aprile 2019

Masolino, da HORROR VACUI di Leonardo Sinisgalli



Masolino - Gli angeli
Battistero di Castiglione Olona







MASOLINO. - Io mi ricordo il battesimo a M. nella piccola chiesa dei frati ortolani: una funzione rustica, quasi una festa agricola dinnanzi alla vasca dell'acqua benedetta. Io mi ricordo che cosa è stata quella chiesa per la nostra infanzia: l'organo, le candele, la sacrestia, i campanelli, gli spari, i santi, la via crucis, il grano bianco dei sepolcri, i passionisti, le messe cantate, il tantum ergo. C'era da uscire pazzi dalla gioia a sentire le nostre madri cantare. Le nostra mamme erano giovani, col panno nero intorno alla testa, la bella voce, il portamento fiero delle femmine maritate. La piccola processione saliva la strada maestra: il neonato tenuto sulle braccia tese di una contadina, apriva il corteo, poi c'era la levatrice con lo sposo e i familiari e il padrino; in ultimo un gruppo di monelli coi piedi neri nella polvere,un cane,una capra. Il sacerdote non voleva farci accostare alla fonte, non voleva farci vedere il sale. Ma poi si riusciva lo stesso a toccare la stola del prete,a reggere la fetta di pane,a guardare in faccia lo sposo felice. Noi non avevamo l'aureola che splende intorno alla testa di questi tre angeli, ma delle vere teste di turco e pidocchiose per giunta. Angeli eravamo senza dubbio, ma non di questa specie bionda, angeli neri e lucidi come calabroni! Vicino alla chiesa, mio Dio!
(il ricordo proprio non ci dà requie) c'era il convento con la nostra aula, il lungo corridoio affrescato dai frati, l'orto dove i carabinieri con i pantaloni listati di rosso e le maniche rimboccate giuocavano a bocce....

sabato 30 marzo 2019

MARK STRAND , To Himself, A se stesso, trad. Alessandro Panciroli








Ed ora sei venuto a trovarmi senza sapere perché;
né perché te ne stai seduto sul velluto rosso di una orribile poltrona, la velata
angolazione della luce che ti trasforma i capelli in grigio argento;
e neanche perché hai scelto questo momento per contrapporre lo scrivere 
di anni
allo scrivere di niente; tu che strizzavi gli occhi
fissando l'aria levigata dello specchio  nel salone, e dicevi
che eri mio, solo mio; che mi scongiuravi di scrivere, ma sempre
ovviamente a te, senza neppure accennare a cosa volessi;
che mi sussurravi all'orecchio solo le cose
che volevi sentire; che adesso vieni da me  e dici
che è tardi, che gli alberi si curvano per il vento,
che scenderà la notte; come se ci fosse qualcosa
che volevi conoscere, ma hai dimenticato per anni di chiedere,
qualcosa  che a che fare con un raggio di sole riflesso tra il tavolo
e la sedia, un braccio che si leva, un viso che si volta, e lontano
distante un auto che scompare dietro la collina.







So you’ve come to me now without knowing why.
Nor why you sit in the ruby plush of an ugly chair, the sly
Revealing angle of light turning your hair a silver gray;
Nor why you have chosen this moment to set the writing of years
Against the writing of nothing; you who narrowed your eyes,
Peering into the polished air of the hallway mirror, and said
You were mine, all mine; who begged me to write, but always
Of course to you, without ever saying what it was for;
Who used to whisper in my ear only the things
You wanted to hear; who comes to me now and says
That it’s late, that the trees are bending under the wind,
That night will fall; as if there were something
You wanted to know, but for years had forgotten to ask,
Something to do with sunlight slanting over a table
And chair, an arm rising, a face turning, and far
In the distance a car disappearing over the hill.