Il treno, giunto a poche centinaia di metri dalla stazione Roma Giustiniana, si ferma inopinatamente: cinque minuti, dieci minuti, venti minuti , mezz'ora, un' ora- gli altoparlanti, che vengono di solito usati per annunciare severe sanzioni per i trasgressori di qualsivoglia norma delle spettabili FFSS ,- tacciono inutili .
Passa solo, trafelato e scamiciato, in un bagno di sudore, un tapino di ferroviere che annuncia la , ennesima,
rottura del treno precedente ed il susseguente e definitivo blocco del nostro treno.
Malgrado la vicinanza della stazione, al malcapitato ferroviere giungono tramite telefonino - ah! la impareggiabile tecnologia delle FFSS!!- ordini perentori: "di qua non ci si muove!, costi quel che costi, non si abbandona la posizione!
Il che ,in definitiva ,significa per tutti noi dentro al treno, di rimanere bloccati, sequestrati fino a non si sa bene quando: insomma, la guerra continua! ( solo per noi, ovvio).
Ma uno smaliziato pendolare, capita l' antifona, smanetta velocemente sull' apertura di emergenza, la porta si spalanca, la agognata libertà è a un passo, si esita , la discesa non è agevole, si tratta di saltare sulla massicciata , ma la tentazione è troppo forte, si va, prima uno, poi un altro, prima i più giovani ed arditi, poi tutti gli altri, rimangono sul treno solo anziani ed invalidi- peggio per loro!- la guerra è guerra, e questa è più di una guerra, è crudele lotta per la sopravvivenza. Si cammina tra e sui binari, tra i rovi della banchina, iniziano i primi caduti, una signora con i tacchi alti - che si fotta! - si frattura una caviglia, un alto funzionario in grisaglia grigia ( troppo abituato alla auto di servizio) - che possa crepare! cade rovinosamente sulle rotaie, - un marocchino troppo ciarliero si becca una gomitata in bocca - tanto per gradire- da un borgataro torvo ed incazzato.
Ma si sa, la rivoluzione non è un pranzo di gala ! ( Non ricordo bene se è una citazione di Mao Tse Tung o di Pier Luigi Bersani, o forse Crozza)
Finalmente la stazione, tanto agognata.
Mi volto, e rimango sconvolto: dietro di me, sui binari, una folla, no anzi, una torma di passeggeri cenciosi e doloranti arranca sotto il sole, inciampando ed imprecando...
Tutti a casa!
Nota dell' autore:
Il treno ormai immobile è lo stato italiano ( tutto con la minuscola), il ferroviere tapino un disgraziato servitore del medesimo stato, i perentori ( e inutili) ordini di resistere fino all'ultimo uomo vengono dal governo, i disgraziati viaggiatori siamo ovviamente tutti noi .
La citazione " la rivoluzione non è un pranzo di gala" non è di Bersani o di Crozza, è proprio di Mao Tse Tung:
La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità...
Articolo della REPUBBLICA: ROMA-CESANO Pendolari a piedi sui binari (vedi foto)
Nessun commento :
Posta un commento