giovedì 1 ottobre 2015

Da GREEEK PASSAGES di Peter Riley, Argolide 2003, Trad: A. Panciroli



The narrow shore behind Lerna, barely room to walk between the sea and the tall fences of the orange groves / Cloudy day on the stones / and suffering shall cease / and we all return to a pre-Aurignacian repletion / end all this / advance, torment. // There is no path, it ends / squeezed between land and sea / a dark town across the bay / clumps of giant fennel, used in ancient times for carrying fire, the pith inflammable and long burning, we trust it and it / ends and we turn back, one by one it ends. / Roy Fisher hears me, up in the northern hills / and turns to pat / the dog that died


La spiaggia di Lerna (Grecia)



 La stretta spiaggia dietro Lerna, spazio a malapena per camminare tra il mare e gli alti recinti degli aranceti /   Un giorno nuvoloso sugli scogli / ed il dolore avrà fine / e tutti noi torneremo ad una sazietà pre- Aurignaziana / la fine di tutto questo / progresso, tormento.// Non c'è sentiero, qui infatti termina, stretto tra terra e mare / una città oscura oltre la baia / cespugli di finocchio gigante, usati nei tempi antichi per trasportare il fuoco,  per il succo  infiammabile e che brucia a lungo, noi ci  crediamo e / qui finisce  e torniamo indietro, uno alla volta qui termina. /  Roy Fisher mi sente, in alto sulle colline a nord / e si volta per accarezzare / il cane che è morto.




mercoledì 30 settembre 2015

PETER RILEY " I am a Poet", from CARPATHIAN PIECES, trad. A.Panciroli


 Con la riproposizione di " I AM A POET", da CARPATHIAN PIECES vogliamo dedicare  questa
 prima settimana di ottobre al poeta e scrittore inglese Peter Riley.


Peter Riley




I AM A POET



  Risiedevamo a Szàrhegy, nei pressi di Gheorgheni, nella casa di una coppia di pensionati ungheresi che ci colmavano di attenzioni nel modo più piacevole, completamente dominati dagli impulsi di "ospitalità contadina", sebbene vivessero in una cittadina ora solo in parte rurale. Lui era un direttore dei lavori in pensione, in attesa della pensione statale che doveva ancora arrivare da tre anni. Nella loro cucina-salotto ci veniva servita una splendida cena con un delizioso rosè demi-sec fatto in casa, e dopo  ce ne uscivamo per una passeggiata tra le strade del paese.
  La strada dove abitavano: lunga, dritta, non asfaltata ma uniformemente livellata, le altre strade la tagliavano perpendicolarmente, come una griglia. Le case tutte ad un solo piano,  tutte abbastanza simili, si ergevano tra gli orti  con alberi da frutto e pozzi, le recinzioni in legno tutt' intorno. Tutte decorate individualmente, molte anche con i tubi delle grondaie con inserti floreali in metallo -  tutte più o meno simili l'una all'altra.


 Alla fine della loro strada girammo per una strada appena più importante  che portava verso il centro città. Superammo sulla destra uno di quei palazzi lunghi e bassi che avevamo già visto in altri posti, probabilmente reliquie del comunismo,  di cui sembra che ci sia qualche difficoltà a trovare un nuovo uso. Una fila di finestre piuttosto piccole ed oblunghe in uno sporco muro bianco lungo la strada, porte ad ogni estremità, e nessun segno di vita alle finestre. Ma l'ultima finestra con la sua porta, quella qualcuno era riuscito a trasformarla in un bar: il muro bianco riverniciato di fresco e più luminoso per gli ultimi dieci metri, le luci accese,  fuori sul marciapiede un paio di tavoli  con qualche sedia, pochi uomini seduti. Era stata una giornata afosa e faceva ancora caldo nella fievole luce di un pallido cielo privo di nuvole.



Come ci passammo  davanti, un uomo si alzò dai tavoli, attraversò la strada e ci venne incontro. Era basso, sui quaranta, con dei baffi spioventi, folti capelli lunghi sino alle orecchie, e soprattutto due grandi occhi tristi sotto le folte sopracciglia. Mi afferrò la mano e continuò a stringerla delicatamente, dapprima non dicendo nulla, forse indeciso su che lingua usare. Poi, ancora stringendomi stretta la mano tra le sue ma senza nessuna pressione, disse in rumeno, " Sono un poeta. Ma l'alcool mi ha distrutto il cervello." Ed i suoi grandi occhi  addolorati guardarono fisso nei miei mentre noi annuivamo con comprensione e aspettavamo ciò che sarebbe accaduto dopo. Rimase così ancora un po', poi senza fare altro mi lasciò andare la mano e ritornò al bar dall'altra parte della strada.





About the author


Peter Riley was born in 1940 near Manchester in an environment of working people and entered higher education through post-war socialistic education policies. He studied at the universities of Cambridge and Keele and taught for a few years at the University of Odense Denmark. He was involved in the 1960s in a loose association of Cambridge poets seeking new ways of writing through verbally centred approaches, and edited its organ, The English Intelligencer. Since 1975 he has lived as a freelance writer, teacher and bookseller until he retired from everything in 2005. He lived for ten years in the Peak District of central England, then in Cambridge from 1985, where he ran a small press and collaborated in organising international poetry events. Some of his recent writings have resulted from his travels, principally to Transylvania in search of music. In March 2013 he moved to Hebden Bridge, West Yorkshire.

He is the author of some twenty books and pamphlets, mostly of poetry but including one of travel sketches in Transylvania. Most of his poetry is concerned with being at particular places on the earth. He reviews poetry regularly for the website FORTNIGHTLY REVIEW and his own website is here April Eye.







lunedì 28 settembre 2015

Nazım Hikmet - Don Kişot, Don Chisciotte, Trad. Joyce Lussu


  Ripropongo questa poesia del poeta turco Nazim Hikmet per due motivi: per prima cosa ho trovato la versione in lingua originale, poi la poesia è semplicemente bellissima...


Ölümsüz gençliğin şövalyesi,
Ellisinde uyup yüreğinde çarpan aklına
Bir Temmuz sabahı fethine çıktı
Güzelin, doğrunun ve haklının:
Önünde mağrur, aptal devleriyle dünya,
Altında mahzun ve kahraman Rosinant'ı.

Bilirim, hele bir düşmeye gör hasretin halisine,
Hele bir de tam okka dört yüz dirhemse yürek,
Yolu yok, Don Kişot'um benim, yolu yok,

Yel değirmenleriyle dövüşülecek.

Haklısın, elbette senin Dulsinya'ndır dünyanın en güzel Kadını,
Elbette sen haykıracaksın bunu

Bezirganların suratına,

Ve alaşağı edecekler seni

Bir temiz pataklayacaklar seni.

Fakat sen, yenilmez şövalyesi susuzluğumuzun,
Sen, bir alev gibi yanmakta devam edeceksin

Ağır, demir kabuğunun içinde

Ve Dulsinya bir kat daha güzelleşecek


Nazim Hikmet








Don Chisciotte

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.                        

                                                         Traduzione di Joyce Lussu