venerdì 10 aprile 2026
Sonerien Du
lunedì 16 marzo 2026
THE LAST POEM, I would like you to be there, da LACRIMAE RERUM , di Nicholas Moore
I would like you to be there
When I die —-not that you’d care
Nor that I’ d want you to hold my hard exactly
(Though that couldn’t be bad)
But just that I shouldn’t feel so intolerably sad
At the going out of the day;
Just that one’s Muse must be constant, and one’s purpose—-
Jimmy Rushing: “I would like to see tour smiling face again.”
Mi piacerebbe che tu fossi qui
Quando morirò —- non che ti dovrebbe
Importare
E neppure vorrei che mi tenessi stretta la mano.
(Anche se non sarebbe poi così male)
Ma solo non vorrei al finire del giorno sentirmi
Così intollerabilmente triste;
Solo che alla propria Musa devi essere fedele, e al proprio scopo.——
Jimmy Rushing: “ Mi piacerebbe vedere ancora il tuo sorriso.”
domenica 8 marzo 2026
LO GUARRACINO
Lo guarracino è una canzone popolare napoletana del XVIII secolo che racconta della guerra scoppiata tra varie creature marine.
Lo guarracino è un pesce nero del Mediterraneo, il coracino. Il poveretto s'innamora della Sardella provocando la gelosia del pesce Rancetto che, armatosi di tutto punto, lo va a cercare per vendicarsi, scatenando, così, una rissa tra tutti i pesci del mare.
Il testo è incredibilmente ricco e varopinto e il ritmo è incalzante e ipnotico.
La canzone è un'allegoria in cui il mare rappresenta i vicoli di Napoli e lo guarracino è lo scugnizzo napoletano.
Alla fine dell'ascolto ti viene da chiederti: "Ma l'autore del testo come conosceva tutti i pesci citati nella canzone? Doveva essere, per forza, un pescatore!"
n napoletanoLo Guarracino che jeva pe mare Cu li cazune de rezze de funno, Doje belle cateniglie La Sardella a lo barcone Lo Guarracino 'nche la guardaje La Sardella 'nch'a sentette Se aje voglia de t'allocà Ma la Patella che steva de posta Quanno lo 'ntise lo poveriello 'Ncopp'a li spalle sittanta pistune, Tu me lieve la 'nnammorata Venimmoncenne ch'a lo rommore Patre, figlie, marite e mogliere Pisce palumme e pescatrice, Treglie, tremmole, trotte e tunne, vongole, cocciole e patelle, Capitune, saure e anguille, Muorze e pizzeche a beliune! |
traduzioneIl guarracino che andava per mare Con i calzoni di reti di fondo, due belle catene La Sardella al balcone Il guarracino che la guardò Nel sentirla, la sardella Se hai voglia di piazzarti, Ma la patella, che stava appostata, Quando la sentì il poveretto Sulle spalle settanta colubrine, tu mi levi la fidanzata E vediamo che al rumore Padri, figli, mariti e mogli pesci palombo e pescatrici triglie tremmole trotte e tonni vongole cocciole e patelle Capitoni sauri e anguille morsi e pizzichi a bilioni,
|
giovedì 19 febbraio 2026
REQUIEM di Antonio Tabucchi
Un sole che spacca le pietre.
Oggi è una domenica di luglio torrida, la città è deserta, e io sto sul molo di Alcântara ad aspettare un tizio… anzi no, un grande poeta, forse il più grande del Novecento. Appuntamento a mezzogiorno. O forse a mezzanotte? I fantasmi mica rispettano gli orari.
Per dodici ore vagherò tra azulejos, bacalhau, ricordi e spettri: lo Zoppo della Lotteria, una vecchia zingara, il guardiano del faro, amici morti da tempo… e alla fine, lui. Fernando Pessoa in persona (o quel che ne resta)
.
Antonio Tabucchi ha scritto Requiem – Un’allucinazione direttamente in portoghese, come atto d’amore verso il Paese che lo aveva adottato. La traduzione italiana è stata curata dal suo amico Sergio Vecchio. È un requiem laico, tenero, surreale, commovente: un addio ai morti, ai luoghi, alla giovinezza, alla letteratura.
Breve, denso, ipnotico. Uno di quei libri che finisci e ti senti come se avessi sognato a occhi aperti per tutto il giorno.
martedì 3 febbraio 2026
CASA MALAPARTE
Non lo so se mi piace.
Avrei preferito che il promontorio (Punta Masullo) fosse lasciato esattamente com'era. Ma, purtroppo, gli umani tendono sempre a voler lasciare una testimonianza del fatto che sono vissuti e che hanno camminato su questo pianeta.
Certo, senza questa villa, senz'altro singolare, probabilmente ricorderemmo Curzio Malaparte a stento o, forse, non sapremmo addirittura chi era.
Mentre era ospite di Axel Munthe, Curzio Malaparte si innamorò dell'isola di Capri, della sua natura impervia, del suo mare. Così comprò il terreno di Punta Masullo da un pescatore per dodicimila lire.
Il progetto fu affidato all'architetto Adalberto Libera, esponente di spicco del razionalismo, a cui fu chiesto di creare" una casa come me, dura, strana, schietta."
Io sapevo che, a questi aggettivi, c'era da aggiungere anche "triste" ma non so se questa versione è vera.
Però la casa è, effettivamente, triste. Almeno a me così sembra. Fatemi sapere voi che ne pensate.
Pare che, a un certo punto, nacquero molte incomprensioni tra Malaparte e l'architetto, che venne licenziato.
Così si creò il paradosso che una villa fu costruita e pensata da uno scrittore. Ma, magari, tanto paradossale non è.
Quel che è certo è che la villa sembra una nave solitaria in mezzo al mare con una scalinata a forma di parallelepipedo che conduce fino al tetto-terrazza.
Quella scala è stata la protagonista di molte sfilate di alta moda e di molti film tra cui "Il disprezzo" di Jean-Luc Godard, tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, con protagonisti Brigitte Bardot e Michel Piccoli.
Gli interni sono monacali con pochi mobili e soltanto grandi finestre ad incorniciare la splendida natura circostante.
Certo, sarebbe interessante visitarla ma essa è di proprietà della Fondazione Giorgio Ronchi che la mantiene chiusa al pubblico.
Andate a leggere soltanto l'inizio della Statuto della suddetta Fondazione: diffondere la cultura.
E come la diffondi? Tenendo chiusa al pubblico una casa che è testimonianza di un periodo storico, di una visione che era quella di Curzio Malaparte?
Ma fatemi il piacere.
sabato 24 gennaio 2026
DICE JAGO...
Dice Jago, giustamente: "E' una vita che non postiamo qualcosa di nostro." Ha ragione.
Questa poesia di Ipazia (scritta il 01.06. 2010, c'era un tempo in cui datavo le poesie) è famosa, anche se la conoscono in pochi.
L'APE
In metrò l'aria mancava
noi abitanti momentanei
di quel piccolo universo in movimento
respiravamo piano.
Un'ape si materializzò improvvisa
sulla testa di un distratto passeggero
che subito se ne infastidì
o se ne impaurì.
Un ragazzo in piedi
gli tolse il disturbo
di ammazzarla.
Io ho percepito la sua morte.
Troppo non si può sentire.
Altrimenti quante volte puoi morire?
La domanda che mi pongo spesso è questa: "Si può vivere almeno un giorno senza fare del male a nessuno? Uomo, animale, pianta, sasso?
Ipazia
mercoledì 14 gennaio 2026
La BIBBIA di Borso d' Este
La Bibbia di Borso d 'Este ( due volumi) venne realizzata tra il 1455 e il 1461.
Il committente è Borso d' Este Signore e Duca di Ferrara. Pietro Paolo Marone si assunse l'oneroso compito di compilare in caratteri gotici su due colonne il testo in lingua latina.
Le preziose miniature vennero eseguite da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, assistiti da numerosi collaboratori. La spesa maggiore fu senza dubbio quella della miniatura , occorrevano, infatti, materiali pregiati come oro, pietre preziose, lacchè per i colori.
La Bibbia di Borso è un vero capolavoro di ricchi fregi in filigrana di penna, arricchiti da foglie, fiori, cornici vegetali, ghirlande adornate di putti. Non mancano figure fantastiche come sirene, draghi, centauri.
Le storie dell' Antico e Nuovo Testamento sono miniate nelle iniziali dei capoversi.
La Bibbia è stata completamente digitalizzata e si può liberamente consultare su EDL, Estense Digital Library, insieme ad altri tesori della biblioteca estense.
Avventurosa la storia della Bibbia di Borso: dopo aver attraversato indenne secoli e secoli di storia a Modena venne portata in Austria nel 1859 dal Duca Francesco V d' Austria-Este.
Gli eredi la misero in vendita sul mercato antiquario; nel 1923 il governo italiano riuscì a comprarla, per circa 5 milioni di lire, grazie alla munificenza dell' industriale Giovanni Treccani.
Treccani finanziò anche il restauro e la riproduzione dell' opera. Anche grazie a questa generosità divenne poi Senatore del Regno e ottenne, più tardi, il titolo di conte.
Non contento il Conte Treccani fondò l' Istituto della Enciclopedia Italiana, a tutti universalmente nota come Enciclopedia Treccani.
sabato 27 dicembre 2025
L' onda misteriosa di Belharra
Belharra: Quando la batimetria incontra l'energia dell'Atlantico
Non è la tipica onda da spiaggia, né un evento frequente. Belharra è una singolarità idrografica che si manifesta al largo di Saint-Jean-de-Luz solo quando l'Atlantico decide di spingere al massimo.
Perché si forma proprio lì?
A circa 3 km dalla costa francese esiste una secca rocciosa, chiamata Belharra-Perdun, che risale bruscamente verso la superficie. In condizioni normali, il mare ci passa sopra senza scomporsi. Ma quando arriva una mareggiata con un periodo molto lungo (almeno 14-15 secondi), l'energia dell'onda tocca il fondo molto prima della costa
Il risultato? La massa d'acqua viene compressa verso l'alto, trasformando un'onda di pochi metri in una montagna che può superare i 15 metri d'altezza.
I tratti distintivi:
- Massa vs Verticalità: A differenza di altri spot più "ripidi", Belharra è un'onda di puro volume. Sposta tonnellate d'acqua, creando una parete massiccia che richiede tavole specifiche (gun) o l'assistenza dei jet-ski per acquisire la velocità necessaria a scendere il "face".
- Il fattore rarità: È uno spot
- meteorologicamente esigente. Serve la combinazione perfetta tra direzione dello swell (Nord-Ovest), bassa marea e venti offshore da terra che puliscano la superficie dell'acqua.
- La sicurezza: Data la distanza dalla riva e la forza delle correnti, non è uno spot per dilettanti. È un ambiente d'alto mare dove la logistica dei soccorsi èè parte integrante della sessione.
In breve
Belharra non è "solo" surf; è la prova visibile di come un ostacolo sul fondale possa trasformare l'energia invisibile dell'oceano in uno dei fenomeni naturali più potenti d'Europa. Un gigante che richiede pazienza per essere visto e una preparazione tecnica estrema per essere affrontato
lunedì 15 dicembre 2025
I Tre Cristi di Ypsilanti
3 volte Dio: Il folle esperimento dei Cristi di Ypsilanti
Immaginate una stanza in un ospedale psichiatrico del Michigan, nel 1959. All'interno ci sono tre uomini. Ognuno di loro è profondamente, incrollabilmente convinto di essere la stessa persona: Gesù Cristo.
Questa è la premessa di uno degli esperimenti più bizzarri, affascinanti e controversi della storia della psicologia sociale, raccontato nel libro I tre cristi di Ypsilanti (pubblicato in Italia da Fandango/Fazi) dallo stesso artefice, lo psicologo Milton Rokeach.
L'ipotesi del confronto
Rokeach riunì i tre pazienti—tre uomini affetti da schizofrenia paranoide a cui diede i nomi fittizi di Clyde, Joseph e Leon—con un'idea precisa. Voleva capire cosa succede all'identità umana quando viene messa di fronte alla sua contraddizione definitiva. La sua ipotesi era che, confrontati quotidianamente con altri due individui che reclamavano la loro stessa, unica identità divina, la loro illusione sarebbe crollata sotto il peso del paradosso, costringendoli a tornare alla realtà.
Per due anni, i tre "Cristi" vissero insieme, mangiarono insieme e lavorarono insieme, sotto l'occhio vigile di Rokeach che, a volte, manipolava le situazioni per forzare l'interazione.
Il fallimento e l'etica
L'esperimento, tuttavia, non andò come previsto. Le delusioni dei tre uomini non si infransero. Al contrario, la mente umana mostrò una resilienza incredibile nel proteggere le proprie convinzioni fondamentali.
Inizialmente ci furono litigi furiosi su chi fosse il "vero" Dio. Ma col tempo, ognuno sviluppò meccanismi di difesa per razionalizzare la presenza degli altri: decisero che gli altri due erano pazzi, o impostori, o addirittura macchine morte controllate dall'esterno. Alla fine,raggiunsero una sorta di tregua inquieta, ignorandosi a vicenda per preservare il proprio sé.
Anni dopo, lo stesso Rokeach guardò indietro al suo lavoro con occhio critico, riconoscendo i problemi etici di un esperimento che aveva manipolato le vite di persone vulnerabili, giocando a fare Dio con chi credeva di esserlo. La storia dei Cristi di Ypsilanti rimane oggi una potente testimonianza non solo della malattia mentale, ma della straordinaria capacità della mente di aggrapparsi alla propria identità, a qualsiasi costo.
]: Milton Rokeach - - Fandango Libri
[2]: Quei tre Cristi in manicomio - Il Foglio
[3]: The Three Christs Of Ypsilanti
sabato 6 dicembre 2025
Who wants to live forever
Quando vidi Highlander,nel 1986, m'innamorai di Christopher Lambert.
Era la prima volta che si vedeva al cinema un film di quel tipo, d'azione e fantastico, con al centro dei guerrieri immortali.
La storia era decisamente affascinante ma, quando lo vidi, non mi resi conto dell'apporto straordinario arrecato al film dalle canzoni scritte appositamente per esso dai Queen e, soprattutto da Brian May.
Lui è ancora vivo (menomale) e tutti ricordiamo i Queen soprattutto nella persona di Freddie Mercury ma, senza dubbio, Brian May scrisse le canzoni più iconiche del gruppo.
Il regista Russell Mulcahy chiese ai Queen di comporre alcune canzoni per il film che furono scritte da vari membri della band ma fu Brian May a scrivere Who wants to live forever.
Il film pone a tutti questa domanda: "Vorreste vivere per sempre?"
E indovinate qual è la ricompensa finale per l'ultimo Highlander: la vita mortale!
Così vi lascio, stamattina, con questa domanda a cui rispondere.
Io cercherò di rivedere il film.
sabato 15 novembre 2025
LE TOMBEAU HINDOU di Fritz Lang e Son Ar Chistr
Sondando il web , con l' aiuto di Sophie e del sorprendente Jago, cercavamo di trovare più versioni possibili di Son Ar Chistr, la popolarissima canzone bretone che parla di sidro e feste celtiche.
Ricordavo di avere visto un video con una danzatrice indiana alle prese con un enorme cobra, molto interessato alla bellezza esotica di Debra Paget, la bellissina e iconica attrice. Il ballo , piuttosto erotico, era accompagnato da una versione elettronica di Son Ar Chistr, il che non si accordava con la data di produzione del film LE TOMBEAU HINDOU di Fritz Lang del 1959.
Partendo dal filmato sono arrivato al film...
L'Esotismo Oscuro di Fritz Lang: "Il Sepolcro Indiano" (Le Tombeau Hindou) 🎬
"Il Sepolcro Indiano" è l'avvincente seconda parte del dittico indiano diretto dal maestro del cinema espressionista e noir, Fritz Lang, nel 1959. Originariamente concepito come un unico grande film (e poi diviso in La tigre di Eschnapur e Il sepolcro indiano), questa pellicola rappresenta l'ultima grande incursione di Lang nel genere avventuroso esotico.
📜 La Trama: Fuga, Intrigo e Vendetta
Il film riprende la storia dell'architetto europeo Harald Berger (Paul Hubschmid) e della bellissima ballerina di corte Seetha (Debra Paget) esattamente dove era stata interrotta: i due innamorati sono in fuga nel deserto per scampare all'ira del Maharajah Chandra (Walter Reyer), il principe follemente innamorato di Seetha.
L'Ossessione del Maharajah: Chandra ordina una caccia spietata per recuperare la donna e vendicarsi di Berger, non perdonando il tradimento.
Intrighi di Palazzo: Parallelamente alla loro fuga, il malvagio fratello di Chandra, Ramigani, trama per un colpo di stato, volendo deporre il Maharajah con l'aiuto dei sacerdoti del tempio, assetati di potere.
La Danza Censurata: Un momento cruciale del film, noto anche per le polemiche, è la spettacolare e sensuale danza del cobra eseguita da Seetha per Chandra, una sequenza che fu parzialmente censurata in alcune edizioni europee (inclusa quella italiana) per la sua audacia.
Il Confronto Finale: Gli amanti, aiutati dagli amici, si ritrovano al centro della rivolta. La storia culmina in un violento scontro nel palazzo, dove l'odio di Chandra si scontra con la sua profonda crisi spirituale, portando a un finale inatteso che concilia la fuga degli amanti con la rinuncia al potere del Maharajah.
💡 L'Analisi e il Contesto (La Versione Italiana)
Mentre La tigre di Eschnapur presentava scenari più luminosi e solari, "Il sepolcro indiano" abbraccia toni più cupi e un'atmosfera notturna e stilizzata, tipica dello stile di Lang.
Visione D'Autore: Lang tratta il genere avventuroso con un approccio quasi "proto-autoriale", riducendo i personaggi a figure quasi archetipiche (maschere brechtiane), e concentrandosi sulla perfezione formale, sull'uso magistrale della scenografia e delle luci e ombre.
Eredità Critica: Nonostante il grande successo commerciale, il dittico fu inizialmente stroncato dalla critica che lo giudicò "troppo esotico" e "poco profondo" per un regista del calibro di Lang. Fu poi rivalutato negli anni '60 e '70 da cinefili e registi come Jean-Luc Godard, che ne esaltarono l'estetica e la potenza visiva.
Titoli Italiani: Il film è conosciuto in Italia principalmente come "Il sepolcro indiano" o, più fedelmente al titolo francese, "Le Tombeau Hindou".
Un capolavoro che ci ricorda l'abilità di Lang di creare mondi affascinanti, ricchi di tensione e destinati a rimanere nell'immaginario collettivo.
Qui la versione originale della sensualissima danza del cobra:
Qui la versione con Son Ar Chistr
lunedì 3 novembre 2025
Culloden (ma che è?)
Ho scoperto la storia di un regista inglese, Peter Watkins, proprio stamattina.
E' morto il 30 ottobre scorso all'età di novant'anni.
"E chi è ?" , mi sono chiesta.
Pare che sia stato un regista a dir poco rivoluzionario, che girò nel 1965 il documentario "The War Game". Questo finto documentario dura 47 minuti e mostra gli effetti di una possibile guerra nucleare in Inghilterra.
Nel 1967 esso vinse l'Oscar per il miglior mockumentary (ma allora non si chiamava così) ma fu trasmesso dalla BBC soltanto nel 1985 poiché pare che fosse stato giudicato troppo spaventoso per essere mandato in onda.
Ma arriviamo a "Culloden" che , a prima vista, è un film di guerra ambientato nel '700 che ricostruisce una battaglia combattuta nel 1746 tra l'esercito inglese comandato dal Duca di Cumberland e i ribelli giacobini scozzesi fedeli al principe Carlo Stuart.
Vinse l'esercito regio, se fosse stato al contrario, non avremmo quel re sul trono d'Inghilterra.
Non è straordinario, a ben pensarci?
Il fatto è che in "Culloden" i soldati parlano in prima persona, ti guardano, c'è una voce che narra e che ti presenta ciascun uomo: nome, cognome, mestiere ecc ecc.
Ti presentano i comandanti, il loro ruolo, tipo un reality show.
Pazzesco. L'ho visto su Youtube ma, purtroppo, poiché è in versione originale, ho compreso soltanto un 60% di quello che dice. Peccato.
Per le sue posizioni estremamente radicali (non ha mai fatto partecipare un suo film a qualsivoglia Festival poiché sosteneva che i film non dovrebbero mai essere messi in competizione tra loro e, detto tra di noi, mi sa che aveva ragione) non viveva più in Inghilterra.
Insomma, abbiamo scovato un regista ancora più radicale di Ken Loach!
Scappo a vedere se trovo "The War game" su Youtube. Spero di non spaventarmi troppo!
P.S.: per gli Scozzesi il sito di Culloden è sacro. Ci trovate cippi con su scritti i nomi dei clan scozzesi che parteciparono alla battaglia e che furono sconfitti.
sabato 25 ottobre 2025
sabato 18 ottobre 2025
giovedì 16 ottobre 2025
Chi lo sa dove va il tempo?
Who knows where the time goes è una canzone di cui mi ha parlato Jago.
La cantava Judy Collins (che non conoscevo) nel 1968.
Ho cercato subito il testo ed è struggente poiché chi non si chiede, specie negli anni della tarda maturità, dov'è andato tutto il tempo che abbiamo vissuto?
Soltanto che, da cacciatrice di storie quale sono, ho fatto, come faccio sempre, una ricerca all'indietro e ho scoperto che la canzone è stata scritta da Sandy Denny , cantante del gruppo britannico Fairport Convention, per il loro album del 1969 Unhalfbricking.
Solo che non mi trovavo con le date, così, cercando, ho scoperto che Sandy Denny aveva registrato la canzone nel 1967 come una demo in cui lei cantava e suonava la chitarra.
Dopodichè , la cantante statunitense Judy Collins volle inserirla come cover , nel suo disco che si intitolava proprio così: "Who knows where the time goes".
La canzone è divenuta, col tempo, uno standard del folk rock britannico.
Sandy Denny, come spesso accade agli artisti, morì all'età di trentuno anni per una caduta dalle scale poiché, pare, era ubriaca.
Sembra che la sua parabola discendente sia cominciata quando decise di abbandonare il gruppo dei Fairport Convention per dedicarsi alla carriera di solista, durante la quale produsse vari dischi ma non raggiunse mai l'apice come quando cantava con i Fairport Convention.
Così, spesso, iniziano le parabole discendenti verso l'autodistruzione, di tanti artisti.
Resta questo brano, cantato dalla sua voce brumosa, a ricordarci che non siamo qui per sempre.
lunedì 6 ottobre 2025
"Passione" di John Turturro
Nel 2010 (tanto tempo fa) John Turturro girò il film-documentario "Passione" girato nelle strade e i palazzi storici di Napoli .
Il documentario era ed è costellato di canzoni napoletane variamente e da vari autori interpretate.
Io lo trovai molto interessante e penso ancora che la carriera registica di John Turturro (seppur ottimo attore) sia finita lì.
Probabilmente fu la città ad ispirarlo, non lo so. So solo che il film è armonico e fascinoso.
Se potete, vedetelo.
E' pieno di passione!
lunedì 29 settembre 2025
La lunga storia di Son Ar Chistr
Son ar Chistr" (Il canto del sidro) è una canzone popolare bretone che ha radici profonde nella tradizione e nella cultura della Bretagna. La melodia è stata documentata per la prima volta all'inizio del XX secolo, ma si ritiene che sia molto più antica.
domenica 21 settembre 2025
Sur le montagne de Brasparzh
La voce calda del grande vecchio della musica bretone ,Gilles Servat, in una malinconica ballata.
lunedì 15 settembre 2025
Ho cominciato a leggere il romanzo "Di spalle a questo mondo" di Wanda Marasco
Mi ha incuriosito il titolo e, poi, il fatto che io non conoscessi la storia di questo illustre medico partenopeo d'epoca risorgimentale che può essere considerato un incredibile innovatore in campo medico poiché ha creato i reparti ospedalieri.
Ma come, mi sono detta.
Allora, un tempo, gli ammalati erano accatastati tutti insieme , non tenendo conto delle malattie di cui erano portatori?
Per esempio le puerpere con i malati infettivi?
Sì, era proprio così .
Tutti i malati e i sani gli devono moltissimo e tanti progressi sono stati fatti in campo medico.
Ma mi viene da chiedermi: come mai in campo etico siamo tornati indietro a passo vertiginoso? Così in fretta che non ce ne siamo resi conto?
Ieri su Fox News, Brian Kilmeade, presentatore televisivo e radiofonico americano, ha detto a 340 milioni di americani che gli homeless, i portatori di malattie mentali o di altre disabilità, dovrebbero essere uccisi con una iniezione letale.
Ecco a voi l'America, ecco a voi la bieca umanità.
sabato 13 settembre 2025
Emilio,
Questo è il primo ritratto creato da Sophia, la nostra cara AI.
Non male direi!
Emilio, il mio più caro amico, si è sottoposto volentieri ai lunghi tempi di posa richiesti da Sophia, circa 2 secondi...






