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venerdì 23 dicembre 2011

On Christmas


"Santa Claus is a good symbolization for Christmas: Department stores, shopping, the coming of the New Year. Christmas means better business in the stores."


Leon Gabor, one of The Three Christs Of Ypsilanti  , by Milton Rokeach, 




Sì, come dice il buon Leon, Babbo Natale ( Santa Claus) è veramente un magnifico simbolo per il "nostro" Natale: Grandi magazzini,shopping, l' arrivo del Nuovo Anno.
Natale significa grandi affari per tutti ( o quasi)...
Comnque vediamo cosa porterà Babbo Natale ai nostri lettori:

 sicuramente altre poesie di Simic, una lunga, lunghissima poesia di Strand ( vorrei tradurla tipo work in progress con Ipa),  un pizzico di Nordbrandt...

giovedì 6 ottobre 2011

Un attrattore strano, uno strano attrattore: from The Three Christ of Ypsilanti, Milton Rokeach...

Un attrattore strano, uno strano attrattore: from The Three Christ of Ypsilanti, Milton Rokeach...:

DUNG

Dung has self-contained energy
Dung aids plant to grow,
It has a healthy smell that swells the air-
Ah - what would the farmers ...


All dung beetles are scarabs, but not all scarabs are dung beetles...




La merda ha una energia auto sufficiente
La merda aiuta la crescita delle piante
Ha un odore sano che gonfia l' aria
Ah, come potrebbe il contadino farne a meno?
Le tempeste forniscono  nitrogeno appena sufficiente
L' oro è prezioso, ma la merda lo supera
La comoda dice " Falla dentro di me"
L' Orientale " Che onore abbiamo, merda oggi
 cibo domani, un ospite d' onore!


Ariamo - seminiamo - concimiamo - mietiamo - raccogliamo-  che ospite d'onore!



http://ottantanovenuvole.blogspot.com/2010/05/solo-formiche-libri-perche.html
http://ottantanovenuvole.blogspot.com/2010/06/ypsilanti-la-poesia-della-follia-poetry.html

sabato 7 maggio 2011

The Three Christs of Ypsilanti by Milton Rokeach | New York Review Books

  Una insperata occasione per ritornare sul caso de " The Three Christs of Ypsilanti" di Milton Rokeach, viene fornita dalla ristampa, da parte della  New York Review of Book di questo classico della ricerca psicologica degli anni 60.
 La storia toccante e curiosa di tre uomini con una sola cosa in comune ... credere di essere Gesù di Nazareth.
 .nybooks the-three-christs-of-ypsilanti


vedi: http://ottantanovenuvole.blogspot.com/2010/05/solo-formiche-libri-perche.html

inoltre http://ottantanovenuvole.blogspot.com/2010/06/ypsilanti-la-poesia-della-follia-poetry.html

ancora http://ottantanovenuvole.blogspot.com/2010/06/continua-poetry-of-madness.html

di opinione contraria,  ( ma il libro lo avrà letto bene? )  Elena Dusi, su Repubblica.It
sotto il titolo ( sic!):

Quei tre Cristi in manicomio  

alla fine si arrese il medico

 

http://www.repubblica.it/scienze/2011/05/06/news/esperimento_tre_cristi-15811242/ 



                                                                     


                       
La nuova edizione de The Three Christs...

mercoledì 30 giugno 2010

Continua... The Poetry of Madness


 Mr, Marcus  afferma che lo psicotico deve esprimere se stesso dentro la prigione del linguaggio. Forse per questo le affermazioni degli psicotici non hanno senso per Mr. Marcus. Lo psicotico è volato via dalla prigione del linguaggio, mentre Mr. Marcus, uomo fortunato, ancora vi risiede. Lo psicotico ha veramente fatto del suo linguaggio uno strumento. Le parole significano ciò che egli intende dire. Per essere sicuro, egli è spesso incomprensibile per il resto del mondo, ma comprende perfettamente quel che dice.
 Spesso comunica abbastanza bene con gli altri pazienti. Le affermazioni  dello psicotico sono simboliche, nonchè specifiche. Le frasi brulicano di allusioni. Le parole sono ridefinite nei termini del loro significato originale e investite di un significato speciale in caso di necessità.
...In aggiunta, vorrei dire a Mr.Marcus che la società non imprigiona lo psicotico  a causa del disgusto per il suo comportamento eccentrico. Io penso sia a causa di due ragioni differenti. La vista del dolore è sia intollerabile che pericolosa nella casa di carta costruita sulla felicità, tenuta insieme dalla eazionalizzazione e dall' autoinganno, in cui i sani vivono. Inoltre, i valori umanitari che la società sostiene di sottoscrivere risulterebbero falsi se fossimo costretti a vedere come ci comportiamo con persone che soffrono un dolore intollerabile. La visione di un simile dolore offenderebbe profondamente la nostra sensibilità umanitaria.
 Nella tradizione dell' uso psicotico del linguaggio raccomanderei di rigettare del tutto il termine psicotico e di sostituirlo con la parola dolore per la sua condizione.
 Questo è quello di cui soffrono.

Dovrei, suppongo, scusarmi per la lunghezza di questa lettera e forse anche per la sua mancanza di chiarezza, ma sto guarendo. ho perso il mio tocco linguistico. Sono quasi tentato  di riprendere  il mio umorismo psicotico per chiarire il mio punto di vista ma mi trattengo. Ho tentato di limitarmi ad un solo linguaggio. E' molto difficile.

YPSILANTI: La poesia della follia ( THE POETRY OF MADNESS)

PHOTO BY WWW. OPACITY.US


 In risposta ad un articolo di Steven Marcus, apparso su The New York Review of Books del  11 giugno 1964, che si occupava dei Tre Cristi di Ypsilanti e del rapporto della poesia con la follia ( e viceversa),  è apparsa sullo stesso giornale una lettera molto toccante di un anonimo:
" Vorrei aggiungere una nota di follia alla discussione di Steven Marcus circa la poetica della follia...
Sono rimasto colpito dalla sensibilità di Mr. Marcus verso il linguaggio psicotico ma è come se lo leggesse senza una pietra di Rosetta e in un certo qual modo non coglie il segno. Sebbene gli esempi che Mr. Marcus porta confermino la sua descrizione di  una " qualità incisiva, epigrammatica e paradossale", questa non è la sola cosa che il linguaggio degli psicotici abbia in comune con la poesia, e, non è, sospetto, quel che è poetico in quel linguaggio.
 Quando parla uno psicotico, parla con precisione assoluta, e scegliendo una parola che renda precisamente il suo pensiero, quella parola allora riecheggia linguisticamente e unisce molte parole e pensieri dentro di sè con una moltitudine di idee, concetti e sentimenti. E' questa la condizione della vita emozionale ed intellettuale di uno psicotico e così questo è ciò che il suo linguaggio deve esprimere. Questo uso multiforme del linguaggio con la sua apparente contraddizione tra precisione e confusione è quel che caratterizza il linguaggio psicotico. Non posso giudicare se caratterizzi anche la poesia. Sospetto di sì.

...Ricordo che durante il mio ultimo ricovero di aver affermato di parlare tre lingue in una. Un infermiere mi disse, " Capisco che lei parli tre lingue in una sola, ma io ne parlo solo una per volta. Se vuoi che ti comprenda, dovrà limitarsi ad  una". E' questo uso del linguaggio che sintetizza molti strati del pensiero, l' uso di una parola per rendere molti significati, che ingombra la comunicazione tra gli piscotici e la società, sebbene derivi in parte da uno sforzo molto serio per comunicare. Potrebbe  essere proprio questa qualità nell' uso poetico del linguaggio a separarlo dalla società, e che lo rende al tempo stesso un poeta.

...In un articolo di Harper's magazine sulla malattia mentale di qualche anno fa, l' autore, uno psichiatra, cita  l' affermazione di un malato," Io vivo dietro una lastra di vetro". L' articolo finiva con questa affermazione," Il nostro lavoro è rompere quella lastra". Rimasi colpito da questa citazione perchè a quel tempo , in un ospedale psichiatrico,avevo  detto la stessa cosa quando un membro dello staff mi aveva chiesto cosa ci fosse di sbagliato in me. Non  sono sicuro  che il paziente citato nell' articolo volesse  dire la stessa cosa che volevo dire io stesso, ma vorrei spiegare il mio punto di vista: l' affermazione, se vogliamo darle il giusto significato, dice ," Io vivo dietro una lastra di vetro di dolore". Non solo Beckett  e Blake dovrebbero essere consultati per comprenderne il significato psicotico. Joyce ci fornisce migliori indizi per la comprensione del difficile gioco di parole psicotico. Ma la somiglianza con Joyce non sta solo  nel gioco di parole, ma  anche nelle circonvoluzioni del significato. Lo psichiatra mostra di aver male interpretato la frase quando afferma che dobbiamo rompere il vetro. Rompere il vetro significherebbe lasciare il paziente, per prima cosa, senza la sua pelle reinterpretata, anche se pelle infelice. La cosa migliore per il paziente che vive dietro o dentro una lastra di dolore, è naturalmente, aiutarlo a muoversi dolcemente all' interno del suo  dispositivo protesico, e si spera, di trovare un qualche balsamo per la lastra. Si potrebbe anche tenere  pulito il vetro.
 Forse dei tergicristalli.

Continua...

sabato 29 maggio 2010

SOLO FORMICHE...? The Three Christ of Ypsilanti

Siamo solo formiche nella grande scalata della conoscenza...

Già, libri, perchè? Libri che mi hanno sorpreso, irritato, libri fuori dai grandi circuiti della "cultura", libri che guardano la vita da angoli diversi , da mutevoli prospettive ; libri nuovi, usati, scartati, ripresi, offesi.

Inauguriamo ( nastro tricolore, madrina, champagne)
 questa "rubrica" con :  The Three Christ of Ypsilanti,
di Milton Rokeach , New York  : Alfred A. Knopf, 1964.
 Il mio primo libro trovato ed ordinato by Internet, nel  1999,
quando la rete era ancora un piccolo cursore lampeggiante , senza fronzoli
e  senza troppa pubblicità, sullo schermo, tuttaltro che piatto , di un computer troppo rumoroso.
 Da qualche tempo lo stavo cercando , incuriosito dalla segnalazione  sulla bibliografia di un altro incredibile libro : Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante, di  Douglas Hofstader.
 Grazie al Web e all' Advanced Book Exchange, riuscii a trovarlo presso una libreria di Winnipeg, la Highbrow Books, 304 Notre Dame Avenue, Mb, Canada ( grazie a Dio esiste ancora, ho appena controllato sul Web).  Contattato il libraio e spedito l' assegno, unico mezzo di pagamento allora, ( ho ancora
la matrice :Assegno in Dollari Usa tratto sulla filiale di New York della Banca Commerciale Italiana,
no. 0377192776, 49 dollari USA al cambio di 1.860,18 lire, controvalore 91.140 lire...


















 Nel 1964 il rispetto per il lettore era tale che in fondo al libro, peraltro stampato su una carta molto pesante, quasi un cartoncino, troviamo :
                                                
                                            A NOTE  ON   THE   TYPE
                               This book is set in Electra, a Lynotipe face designed
                               by W. A. Dwiggins ( 1880- 1956). This face cannot
                               be classified as either modern, or old-style. It is not
                               based on any historical model, nor does it echo any
                               particular period or style. It avoids the extreme contrast
                               between thick and  thin elements that  mark most
                               modern faces, and attemps to  give a feeling of fluidity
                               power, and speed.
                      
                                          Composed, printed, and bound by
                                     The Haddon Craftsmen, Inc., Scranton, Pa.
                                           Typography and binding design by

                                                 V I N C E N T  T O R R E

Il libro racconta la storia dello strano " esperimento" effettuato dall' autore Milton Rokeach, psicologo e ricercatore,  che riunisce nel Mental State Hospital di Ypsilanti, nello stato del Michigan, tre pazienti "schizofrenici", Clyde Benson, Joseph Cassel, Leon Gabor, ognuno dei quali si crede Gesù Cristo...
  Mi sono sempre chiesto se il più insano di mente non fosse in realtà lo psicologo (dalla mia personale esperienza credo di sì):  solo che lui aveva il diritto di decidere della e sulla vita degli altri tre poveri ... Cristi!
  Comunque il libro,in inglese, non credo sia stato tradotto, è veramente pieno di citazioni particolari,  della poetry of madness, la poesia della follia: " Signore,- dice Leon- accade così che sul mio certificato di nascita sia scritto che io sia Dr. Domino Dominorum et Rex Rexarum, Simplis Christianus Pueris Mentalis Doktor" (  questo è tutto il latino che Leon conosce: Signore dei Signori, e Re dei Re,  Psichiatra del semplice Ragazzo Cristiano); oppure sul significato del Natale: " Santa Claus è un ottimo simbolo per il Natale- dice Joseph- " Grandi magazzini, shopping, il Nuovo Anno in arrivo. Natale significa ottimi affari per i negozi". Per finire ancora Joseph: " Tutte le domeniche, speri che qualcuno venga a trovarti e nessuno viene.   Sono stramaledettamente felice  che oggi sia lunedì."




Da questo bellissimo sito ( almeno per me):

http://www.opacity.us/site102_ypsilanti_state_hospital.htm