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giovedì 21 marzo 2013

Richard Blanco, AMERICA, trad. A. Panciroli








Anche se Tìa Miriam affermava di aver trovato
almeno mezza dozzina di modi per usare il burro di arachidi -
condimento per le scorze di guava nello sciroppo,
succedaneo del burro per i toast alla cubana,
balsamo e lisciante per capelli -
Mamà  non aveva mai capito cosa farsene
dei barattoli da cinque libbre che ogni mese
l' Ufficio Immigrazione le spediva
fin quando il mio amico, Jeff, non le consigliò: marmellata?

II


C'era però sempre carne di maiale,
ad ogni compleanno e matrimonio,
ed un maiale intero a Natale e  Capodanno,
anche il Giorno del Ringraziamento - maiale
fritto, alla brace, maiale arrosto -
ed anche pentoloni di fagioli neri,
frittelle di banana, e yuca con mojito.
E questi ingredienti necessitavano di una visita particolare
all " Antonio's Mercado " all'angolo della Ottava Strada,
dove uomini in guayaberas se ne stavano al senato
e maledivano Kennedy per  qualsiasi cosa -" Ese hijo de puta!"
la bile del caffè di Cuba e l' avanzo del sigaro
che ne riempivano di rughe le labbra,
e si attaccavano uno con l'altro alle bugie di ricchezze perdute,
vergognosi ed inutili come alberi cavi.

III

A sette anni  mi venne un dubbio - eravamo ancora qui.
I discorsi infervorati sul ritorno a Cuba
divennero tristi e meno frequenti.
Io parlavo inglese; i miei genitori no.
Non vivevamo in una casetta a due piani
con la domestica o la station-wagon con pannelli in legno
e non andavamo in campeggio in Colorado per le vacanze.
Nessuna delle ragazze aveva biondi capelli dorati;
e nessuno dei miei fratelli o cugini
si chiamava Greg, Peter, o Marcia;
Non eravamo la tipica famiglia americana delle soap-opera.
Nessuno dei personaggi bianchi o negri
nello show di Donna Reed o di Dick Van Dyke
si chiamava mai Guadalupe, Làzaro, o Mercedes.
La famiglia di Patty Duke non era come noi -
non mangiavano carne di maiale nel Giorno del Ringraziamento,
no, loro mangiavano tacchino, mangiavano patate dolci
come  nelle figurine dei Padri Pellegrini che coloravamo a scuola.


I

Una settimana prima del Giorno del Ringraziamento
spiegai alla mia abuelita
gli Indiani ed il Mayflower,
e di come Lincoln liberò gli schiavi;
spiegai ai miei genitori
the purple mountain's majesty,
"one if by land, two if by sea"
the cherry tree, the tea party,
the amber waves of grain,
the "masses yearning to be free"  (1)
giustizia e libertà per tutti, fino
a che finalmente furono d' accordo:
in questo  Giorno del Ringraziamento avremo mangiato tacchino,
ma  anche maiale.


V


Abuelita cucinò il povero tacchino
come se commettesse altro tradimento,
fingendo entusiasmo solo  per amore mio
Mamà mise in forno  una torta di zucca congelata
e preparò le frittelle al caramello seguendo le istruzioni
che avevo tradotte dalla busta di marshmallow.
La tavola era apparecchiata con gladioli,
il vassoio col tacchino spiccava al centro
sul vassoio finto-argento comprato  al supermercato
Ognuno sedette sulle sedie di velluto verde
che avevamo ricopertp di plastica trasparente,
tranne Tìo Carlos e Toti,  seduti
sulle sedie pieghevoli regalate dall' Esercito della Salvezza.
Io pronunciai una benedizione in due lingue
e ci passammo il tacchino
come se fosse una Roulette Russa.
"Troppo asciutto", si lagnò Tìo Berto, ed andò avanti
ad inondare  la carne magra col grasso untuoso del maiale
e gelatina di mirtillo - "esa mierda roja", la chiamò.
Le facce si fecero tristi quando Mamà mise in tavola la sua torta color ocra -
la zucca è un rimedio casalingo per l'ulcera, non un dolce.
Tìa Maria fece tra giri di caffè cubano
poi Abuelo e Pepe lavarono i piatti,
mettemo sul giradischi un LP di Celia Cruz e l'intera famiglia
si mise a ballare un merengue sul linoleum dell'appartamento,
sudando rum e caffè finchè si ricordarono -
erano gli anni '70  e fuori c'erano sette gradi -
in América.
Dopo aver riposto i piatti,
una oscurità appropriata cadde nella stanza.
Tìo Berto fu l'ultimo ad andarsene.


___________________________________________
(1) The purple mountain...e the ambers wave... sono due versi tratti da uno dei più famosi inni     patriottici degli Stati Uniti , America the Beautiful .

 One if by land , two... è un verso della poesia di H.W. Longfellow, Paul Revere's Ride. Il riferimento è ad un episodio della guerra di indipendenza americana, quando l' esercito inglese era in procinto di attaccare la città di Charlestown, ed i patrioti americani usarono, per segnalare i  movimenti delle truppe nemiche, due lanterne , una sola se l'attacco fosse venuto da terra, due invece, se l'attacco  fosse portato  dal mare. La storia è conosciuta da tutti gli scolari americani.

The cherry tree ( il ciliegio) è invece il titolo di una popolare canzone di Natale (a Christmas carol) 

Il cosiddetto "Boston Tea Party" (lett. "Ricevimento del tè di Boston") fu un atto di protesta da parte dei coloni della costa atlantica del Nord America diretta contro il governo britannico, in relazione alle loro recenti leggi sulla tassazione, con la quale vennero distrutte molte ceste di tè. Si svolse martedì 16 dicembre 1773 nel porto di Boston e fu vista da molti come la scintilla che fece iniziare la rivoluzione americana.

The masses yearning to be free è un verso del poema The New Colossus di Emma Lazarus (1849 -1897), inciso sul basamento della Statua della Libertà; il verso esatto è in realtà Give me your tired, your poor, your huddled masses yearning to breathe free.





Qui il testo in inglese della poesia:

AMERICA

letta dallo stesso R.Blanco:
     











sabato 8 settembre 2012

Lovers in Samarkand by Hamid Ismailov, Translated from Uzbek by Hamid Ismailov and by Richard McKane, trad. dall' inglese A.Panciroli

Prefazione di CARLA NATALI

Difficile pensare la poesia di Hamid in una strada, se pure caotica, di una Roma o di qualche altra capitale Europea, anche se ignoriamo i riferimenti dei nomi e dei luoghi e quanto alla vecchia canzone cui l'autore pensa e non abbiamo modo di conoscere, non ne esiste una per ogni città.
Se poi vogliamo dar credito a José Saramago quando asserisce che il poeta stesso scrivendo una poesia ne è il primo traduttore (di una realtà, d'un sogno o di una emozione), possiamo immaginare quanto sia difficile, ma anche esaltante, il lavoro di chi ci propone dei testi mai letti prima.
Quanto a AMANTI IN SAMARCANDA, trovo sia un testo dall'atmosfera soffice e sognante. Non si rivolge a nessuno, è piuttosto un testo del ricordo o del rimpianto. Forse l'amante è proprio Samarcanda stessa, città miraggio e mito per noi occidentali e, sempre per quel motivo, l'apparizione della donna è fugace e marginale rispetto alla totalità dei versi.
Non trovo raffronti con la mia esperienza di poesie, solo un mondo su cui affacciarsi e desiderare – forse – di vivere, di nascondersi...








"Come la ruota di un carretto che non fretta di andarsene ..."
Courtesy of Hamid  Ismailov



Hamid Ismailov (1954, Kyrgyzstan) è uno scrittore e giornalista  Uzbeko che ha dovuto lasciare lo Uzbekistan in 1992 per l' Inghilterra, dove ora lavora per il BBC World Service.  Le sue opere sono ancora al bando in Uzbekistan.
Ha pubblicato molti libri anche in russo, francese, tedesco, turco. Tra questi alcuni libri di poesie: Sad, Pustynya, e poesia visuale : Post Faustum, Kniga Otsutstvi, e romanzi come Le Vagabond Flamboyant, Hostage to Celestial Turks, The road to death is bigger than death, e molti  altri.
Il romanzo The Railway ,scritto poco prima di essere costretto ad abbandonare il suo paese, è stato tradotto in inglese da Robert Chandler. Un altro romanzo A poet and Bin Laden, tradotto da Andrew Bromfield è stato pubblicato nel settembre 2012.  ( fonte Wikipedia)




GLI AMANTI DI SAMARCANDA

( in questa poesia zampilla una vecchia canzone )


 Quasi le undici, prima del mezzogiorno,
nel bazar vicino a Boltabay  con i suoi annessi
altoparlanti, il sole ci riscalda appena.
Come la ruota di un carretto  che non ha fretta di andarsene per la strada di Ibodullah lo zingaro,
il tamburello, e dopo questo i cimbali,
i flauti ed il violino,
i cavalli, le selle e le briglie, poi una bellezza  in palanchino
ed una voce che da sotto il velo sussurra...

Respiri nell' aria rovente,
i polmoni pieni dell'aria del flauto,
il lento sferragliare del treno, il naso
ti inizia a prudere per la polvere - il rumore metallico delle ruote
                                             ti segue
o forse è il tamburello, oppure nell'aria immota è il tuo cuore che  prima di fermarsi
fa un toc sordo  e

" Vieni  , vieni da  me , i tuoi  capelli ricci come serpenti , i tuoi occhi bistrati"


Okhun il fornaio accende il forno d'argilla per il pane
                                                        di mezzogiorno
Temur il fabbro   forgia la sua ascia sull'incudine.
Il sole  nell' aria si muove pigramente
finalmente è allo  zenith , e l' ombra via via diventa più corta
così che può nascondersi non sapendo  dove trovare un posto in questa follia.
Sotim il cieco affila il suo coltello
e  nell' ombra scintille  gli sprizzano dalle  mani

Mentre io interrogo il mondo un foglio dopo un altro.

Finalmente la melodia è scritta e la musica si propaga.
Colpisce lo zenith e con un suono, toc,si scontra con il sole,
orfano, di cui nessuno sente il  bisogno, e sembra comprendere
tutta questa inutilità.
Se una nuvola  va poi certo non torna.
La musica per un attimo cala dalle montagne dove
il sole rabbioso, che già ingiallisce poichè batte e ribatte contro il cielo,
e la luna passeggiano per la volta celeste..

La musica è come una fornaia, che a mezzogiorno
se ne sta con l'uomo della casa da tè, Katam il Rosso, lei ha lasciato  il marito,
Sobir la guida,  che è partito  per un lungo viaggio,
e raccoglie le sue gonne , se ne va in fretta dai vicini.

Non c'è nessuno che innaffi le  roventi strade polverose
per dare un po' di respiro alla città.


***   ***   ***

La versione in inglese su http://wordswithoutborders.org/article/lovers-in-samarkand

Blog di Hamid Ismailov : http://www.bbc.co.uk/blogs/worldservice/writerinresidence/hamid_ismailov/

Sito WEB :                      http://www.hamidismailov.com/


Hamid Ismailov























                                 





venerdì 20 aprile 2012

James Waldeen ,THE FIRST SCENE OF THE BOOK IS A FUNERAL

 Riceviamo da James Waldeen questa "curiosa"poesia, dedicata a  Mahmoud Darwish .
 The First Scene of  the book is a funeral è stata tratta da un articolo di Tezt Rooke, IN THE PRESENCE OF ABSENCE, Mahmoud Darwish testament ,University of Gothenburg,   riguardante l'ultimo libro di Darwish ,Fi hatrat al ghiyab. :


HOSSEIN ZENDEROUDI / Un amoreux de Palestine





                              لمشهد الأول من الكتاب هو جنازة




The burial scene  / birth
and
early childhood - childhood as
paradise and aventure /  learning to read and
write
the magic of letters first meeting with
poetry
The horror of Exodus the flight from the home village to Lebanon; childhood
tuns to
hell

Smuggled bach into Galilee
semi-ilegal life in Israel

chilhood memories of Gipsy
women
on the symbol of the Gipsy
                                  dangerous moments and chance rescue
on waiting in airports  'nd the sense of
rootlessnes...
                    prison experiences of the
meaning of freedom

Struggle between myths and legends about the new Trojans
Palestinians?

                     in exile on autumn, autumn in Paris and autumn in life

on the meaning of exile / a praise to sleep and dreams / nightmares of
                                                                                         hospitales
on the meaning of homesickness and nostalgia / on the meaning of love...

the first visit to Gaza the  the first visit to Jericho the first visit to Galilee  the funeral of Emile Habibi.
al- Birwa (the destroyed home village the mother the visit to the
                                                                                father's grave

and finally...                                                                                             the funeral scene



بِرَحْمَتِكَ يَا اَرْحَمَ الرَّاحِمينَ



LA PRIMA SCENA DEL LIBRO E' UN FUNERALE
  -
Una scena di sepoltura / nascita
e
prima infanzia - infanzia come
paradiso e avventura / imparavo a leggere e
scrivere
la magia del primo incontro tra le lettere
e la poesia.
L' orrore dell' Esodo il volo dal villaggio natìo al Libano; l' infanzia
che diventa
inferno.
Clandestino in Galilea
vita quasi illegale in Israele
Mi ricordo da ragazzo di una
Zingara
del simbolo di una Zingara
                    momenti pericolosi e possibilità di salvezza e
le attese in aeroporto il senso di
sradicamento...
                 in prigione esperienze del
significato della libertà
lotta tra miti e leggende  sui nuovi Troiani
Palestinesi?
         
                 in esilio in autunno , autunno a Parigi ed autunno nella vita

sul significato  dell' esilio / un elogio al sonno ed ai sogni, incubi
                                                                                     in ospedale  
sul significato  della malinconia e della nostalgia / sul significato di amore...

la prima visita a Gaza la prima visita a Gerico la prima visita in Galilea  il
funerale Emile Habibi
al - Birwa ( il villaggio natìo devastato la madre la visita
                                                          alla tomba del padre

e finalmente...                                                               
la scena del funerale .