mercoledì 23 marzo 2016

The Cats Will Know by Cesare Pavese : The Poetry Foundation

The Cats Will Know by Cesare Pavese : The Poetry Foundation


The Cats Will Know

BY CESARE PAVESE
TRANSLATED BY GEOFFREY BROCK
















Rain will fall again
on your smooth pavement,
a light rain like
a breath or a step.
The breeze and the dawn
will flourish again
when you return,
as if beneath your step.
Between flowers and sills
the cats will know.

There will be other days,
there will be other voices.
You will smile alone.
The cats will know.
You will hear words
old and spent and useless
like costumes left over
from yesterday’s parties.

You too will make gestures.
You’ll answer with words—
face of springtime,
you too will make gestures.

The cats will know,
face of springtime;
and the light rain
and the hyacinth dawn
that wrench the heart of him
who hopes no more for you—
they are the sad smile
you smile by yourself.

There will be other days,
other voices and renewals.
Face of springtime,
we will suffer at daybreak.


“The Cats Will Know” from Disaffections: Complete Poems 1930-1950 by Cesare Pavese. Published in 2002 by Copper Canyon Press.


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera;
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

sabato 19 marzo 2016

Iosif Brodskij Odisseo a Telemaco, traduzione di Giovanni Buttafava)





 Iosif Brodskij

Odisseo a Telemaco


Ulisse e Telemaco,  Scuola Napoletana,
fine del XVIII secolo, olio su tela























Telemaco mio,
la guerra di Troia è finita.
Chi ha vinto non ricordo.
Probabilmente i greci: tanti morti
fuori di casa sanno spargere
i greci solamente. Ma la strada
di casa è risultata troppo lunga.
Dilatava lo spazio Poseidone
mentre laggiù noi perdevamo il tempo.
Non so dove mi trovo, ho innanzi un’isola
brutta, baracche, arbusti, porci e un parco
trasandato e dei sassi e una regina.
Le isole, se viaggi tanto a lungo,
si somigliano tutte, mio Telemaco:
si svia il cervello, contando le onde,
lacrima l’occhio – l’orizzonte è un bruscolo -,
la carne acquatica tura l’udito.
Com’è finita la guerra di Troia
io non so più e non so più la tua età.
Cresci Telemaco. Solo gli Dei
sanno se mai ci rivedremo ancora.
Ma certo non sei più quel pargoletto
davanti al quale io trattenni i buoi.
Vivremmo insieme, senza Palamede.
Ma forse ha fatto bene: senza me
dai tormenti di Edipo tu sei libero,
e sono puri i tuoi sogni, Telemaco.

(1972, traduzione di Giovanni Buttafava)


Tratta da https://lombradelleparole.wordpress.com/

sabato 12 marzo 2016

Derek Walcott, da EGRETTE BIANCHE, In Italia, IV, trad.A. Panciroli




 Da  un poeta " caraibico" come Walcott una visione al tempo stesso classica ed originale dell' Italia...


Roads shouldered by enclosing walls with narrow
cobbled tracks for streets, those hill towns with their
stamp-sized squares and a sea pinned by the arrow
of a quivering horizon, with names that never wither
for centuries and shadows that are the dial of time. Light
older than wine and a cloud like a tablecloth
spread for lunch under the leaves. I have come this late
to Italy, but better now, perhaps, than in youth
that is never satisfied, whose joys are treacherous,
while my hair rhymes with those far crests, and the bells
of the hilltop towers number my errors,
because we are never where we are, but somewhere else,
even in Italy. This is the bearable truth
of old age; but count your benedictions—those fields
of sunflowers, the torn light on the hills, the haze
of the unheard Adriatic—while the day still hopes
for possibility, cloud shadows racing the slopes.


















Le strade  fiancheggiate da alte mura con gli stretti
vicoli acciotolati, e quei paesi sulle colline
con francobolli di piazze e un mare inchiodato dalla freccia
di un tremulo orizzonte, con nomi che non appassiscono
nei secoli e ombre che sono il quadrante del tempo. Una luce
più vecchia del vino  e una nube come una tovaglia
stesa per pranzo sotto le foglie . Sono venuto tardi
in Italia, ma meglio ora, forse, che in gioventù ,
in quella età mai soddisfatta e dalle gioie traditrici,
mentre ora i miei capelli rimano con quelle creste distanti
e sulle colline le campane contano i miei errori
perchè non siamo mai dove siamo, ma altrove,
anche in Italia. Questa è la verità  sopportabile
della vecchiaia; eppure sei stato un uomo fortunato: quei campi
di girasoli, la luce indecisa sulle colline,  la foschia
dell' inudibile Adriatico, mentre il giorno  spera ancora
in una possibilità,e  ombre di nubi scorrono sui pendii.