lunedì 14 maggio 2012

BREAKFAST WITH THOM GUNN , BY Randall Mann, Trad. Alessandro Panciroli


 Semplici e addolorati questi versi di Randall Mann  in memoria del  poeta Thom Gunn
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 Nato a Londra nel 1929, cresciuto ed educato a Cambridge, Thom Gunn ha fatto parte della generazione di poeti e scrittori come Philip Larkin, il più noto esponente della 'poesia arrabbiata' del secondo dopoguerra britannico, dominata dal rifiuto del ritmo grandioso e dai versi secchi. Ma è con il suo trasferimento in California, che Gunn costruisce il suo stile poetico personale, sperimentando tutte le arditezze del verso libero. Il contenuto della sua poesia sarà condizionato profondamente dalle sue esperienze a San Francisco: povertà, Lsd e omosessualità. La sua produzione è stata coronata dalla conquista di numerosi premi, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. E' diventato anche la voce lirica più importante della 'poesia gay', tanto che nel 1995 ha ricevuto il Lambda Literary Award for Gay Men's Poetry. ( tratto da Gay It Channel)



Il poeta anglo-americano Thom Gunn ( 1929 - 2004)




 Scegliemmo un alberghetto
Dove si poteva bere.
Beviamo. Lo sento raccontare
una storia o due: lui pensa

che quel tizio è disgustoso:
e poi ci  fu quella volta
che Milosz telefonò, oh per favore
Un altro gin con lime?

 Voglio  dire che una volta,
l’ho visto con un giubbotto di cuoio
appoggiato al bancone
dentro a un bar. No, al contrario,

camminava verso il Nord,
 io impazzisco per i suoi libri
donava  il suo cambiamento ad uomini
che avevano perso la propria casa ,
                             il proprio fascino;

proprio come piace a lui, mi hanno detto.
 Finito il nostro giorno insieme,
lo abbraccio nell’ aria fredda.
Poi, il treno è partito.
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 We choose a cheap hotel  by Randall Mann

Buddhist New Year Song, by Diane di Prima, trad. Carla Natali



E' giunta in redazione (  a casa mia!) una , ovviamente, diversa traduzione a cura di Carla Natali , titolare del blog  POESIE ed ALTRO, che volentieri pubblichiamo:







Ti vidi vestito in velluto verde, le ampie maniche
a sbuffo seduto di fronte al caminetto, la nostra casa
in qualche modo resa più graziosa, e dicesti
Ci sono stelle nei tuoi capelli”- ed era vero
le avevo portate con me

In questo posto tetro e squallido che dobbiamo fare dorato
rendere prezioso e mitico in qualche modo, è la nostra natura,
ed è vero, che noi giungemmo qui, te lo dissi,
da altri pianeti
dove eravamo dei, noi fummo mandati qui
per qualche ragione

la maschera d’oro che avevo visto prima, che calzava
così bene sul tuo viso, è scomparsa
così come quella statua di toro che avevi comprato
dalla gente, nomade, del nord, nel deserto del Gobi.

Non ho mai più visto quelle tende, né i carri
infinitamente lenti sull'infinitamente ventosa pianura,
così fredda, ogni stella nel cielo era di un diverso colore
ed il cielo stesso un tappeto aggrovigliato ed ardente
ma potevo anche vedere il pianeta da cui eravamo arrivati

Non potevo ricordare ( allora) quale fosse il nostro scopo
Però ricordavo il nome Mahakala, nell'alba

Nell ' alba di fronte a Shiva, la luce fredda
svelava i nostri mondi inventati, così semplicemente
li vedevo propagarsi, rifluendo,
o, più semplicemente , uno specchio ne rifletteva un altro.
una volta rotti gli specchi, tu non eri più visibile
e neppure lo scopo, fissavo questa nuova oscurità
i nostri mondi inventati svanirono, e la mente si spense.

Una follia, od un inizio?


La versione in lingua originale:



I saw you in green velvet, wide full sleeves
seated in front of a fireplace, our house
made somehow more gracious, and you said
“There are stars in your hair”— it was truth I
brought down with me

to this sullen and dingy place that we must make golden
make precious and mythical somehow, it is our nature,
and it is truth, that we came here, I told you,
from other planets
where we were lords, we were sent here,
for some purpose

the golden mask I had seen before, that fitted
so beautifully over your face, did not return
nor did that face of a bull you had acquired
amid northern peoples, nomads, the Gobi desert

I did not see those tents again, nor the wagons
infinitely slow on the infinitely windy plains,
so cold, every star in the sky was a different color
the sky itself a tangled tapestry, glowing
but almost, I could see the planet from which we had come

I could not remember (then) what our purpose was
but remembered the name Mahakala, in the dawn

in the dawn confronted Shiva, the cold light
revealed the “mindborn” worlds, as simply that,
I watched them propagated, flowing out,
or, more simply, one mirror reflecting another.
then broke the mirrors, you were no longer in sight
nor any purpose, stared at this new blackness
the mindborn worlds fled, and the mind turned off:

a madness, or a beginning?



domenica 13 maggio 2012

NICHOLAS MOORE, SPLEEN, TO A GREEN THOUGHT IN A GREEN SHADE


Nelle traduzioni-poesie di Moore esistono una quantità notevole di citazioni  e riferimenti, non sempre facilmente riconoscibili per un lettore odierno: in questo testo abbiamo voluto tentare l' inserimento on-line di note esplicative, non sempre riconducibili all'autore.
 Esse infatti vogliono essere solo una ulteriore tentativo di traduzione da parte nostra.
Stiamo sempre parlando della traduzione della traduzione della traduzione...


              Nicholas Moore, Spleen,  To A Green Thought In a Green Shade


                               Per un pensiero verde in un' ombra verde




( for Rogers LorentzGreenhearth")

  - (" Trascinato sopra una zattera dentro un paesaggio verde pallido")
      William Jay Smith: The Angry Man)  


Sono come  Il Vincitore della Competizione;
l' unico che scrisse la forte, gratificante frase
sui cortigiani o sulla triste  condizione -
Bete Noire ed i Blue Birds - della Razza Umana:

di come il Re di Nessun Posto non fosse gay e di come
e vide i poeti morire davanti al suo balcone;
di come la scopata del suo pop-singer  Jabberwocky
gli fece la testa rivoltare come Alice nel paese delle meraviglie.

così che il  baldacchino di rose ed iris
fece sembrare il suo bel letto soltanto una tomba,
e di come non potesse trovare piacere dalle donne
e neppur sorridere  alle loro grazie così esposte.

 l'Agente  che poteva farlo ricco non potè mai
far sembrare le sue canzonacce men che oscene,
e neppure potè fare in modo mai che la sua realistica commedia
Sade - Marat con tutto il sangue e le scopate significasse


qualcosa per questo giovane scheletro, la cui arte
era anemica e pura come il Fiume Darte .

Jago McFaithful Fabb
do MacBeth’s Firefighters,
Radium i, 2, 3 or 4,
P.O. Hoax I aaaaaaaaa,
(pub. section)
The Stone Tower House.
W.I

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"To a green thought  in a green shade" è un verso di A. Marwell ( 1621 - 1678) tratto dalla poesia  The Garden 

 The mind, that ocean where each kind 
Does straight its own resemblance find ; 
Yet it creates, transcending these, 
Far other worlds, and other seas ; 
Annihilating all that's made 
To a green thought in a green shade.


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altre traduzioni di Spleen  in http://www.scoop.it/t/tradurre-poesia