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venerdì 3 maggio 2019

LACRIMAE RERUM , Nicholas Moore, Yearning II, trad. Alessandro Panciroli






YEARNING   II

BRAMOSIA   II 



E' come se il cielo  fosse diventato acquoso,
come se la scena si riflettesse  in uno stagno,
le sponde incorniciate dai narcisi, bianchi
in compatte, sparse file, finché il vento all'improvviso soffia
e gli steli prendono vita e i fiori si flettono
 e oscillano  e la cerva  esita e salta come fosse
in un vortice troppo veloce, come fosse ubriaca
 o come alle viste di un ubriaco, l'immagine
avanza e si ritira, ora distante ora vicina,
ma sempre al centro la bella cerva, vacillando,
luccicando, ingrandendosi, rimpicciolendo, scomparendo in un bisbiglio,
spiccando brillante e limpida come un grido,
diventando distorta come  un urlo
in un incubo, freddo, chiaro e tepido, entrambi distaccati
e muovendosi come Margaret Marshall  che canta
le Ultime Quattro Sonate di Strauss nel finire della vita,
scomparendo nel tramonto con un tintinnio di campanelli.
E' come se  la Morte fosse un' estasi.
Ma è della vita che parliamo, non della morte,
è dei sogni  che parliamo, non degli incubi.
La cerva bianca non è  offuscata
dalla irrealtà ma è simbolo di vita e di
Bella vita: Guardate come  a grandi passi
attraversa il cielo.




Nicholas Moore /  courtesy of Peter Riley






domenica 28 aprile 2019

LACRIMAE RERUM, Nicholas Moore, Yearning , trad. Alessandro Panciroli








  Lacrimae Rerum è l'ultimo libro di Nicholas  Moore, (1918-1986) , poeta inglese molto affermato  negli anni 40, tanto da essere paragonato a Dylan Thomas

 Contiene gli ultimi versi che faticosamente Moore , già molto malato e ricoverato in ospedale ,affidò all'amico Peter Riley, temendo che andassero persi.
 Il libro fu stampato nel 1988  da  Open Township e Poetical Histories, grazie ad una sottoscrizione tra gli scrittori inglesi, organizzata da  Riley , in 125 copie in edizione rilegata per i sottoscrittori, ed in 375 nella edizione ordinaria.



YEARNING

BRAMOSIA




                               Come una cerva bianca,  che cavalca il cielo  a grandi balzi,
in attesa dei cacciatori, prende un sentiero poi un altro,
in cerca di un posto sicuro; ben conscia
dei cacciatori in agguato, dell' aria infausta, fredda e
corrotta;  e sa già di dover camminare ben attenta
come  la Musa o  sarà uccisa.

Ma è l'essere vivi che celebriamo. Jimmy Rushing* canta
" Quando sento che stai arrivando il mio cuore perde un colpo.
quando non ti vedo riesco appena mangiare".
Il tumulto nel cuore
nasconde quel che la mente sa o quel che i sensi percepiscono,
la certezza della realtà; eppure senza
quel candido animale cosa rimane
per rendere  gustosa la vita o credibile
la verità? Viviamo e moriamo

e dobbiamo fare  il meglio che possiamo
e se la cerva è una immagine della verità
o della bellezza, o di quello che volete,
cosa fare senza di essa?

Ed allora cosa abbiamo senza 
se non una mera verità celata senza verità
la bellezza senza bellezza, la realtà senza realtà,
un mero miscuglio di violenza e trasgressione.
La realtà è  solo  cosa ne  facciamo:
cosa potremo fare senza uno scopo chiaro in vista,
e come potremo vivere se uccidiamo quel che inseguiamo?




*Jimmy Rushing (1901-1972), grande cantante nero di blue e jazz
  spesso citato da Moore, appassionato di jazz, in molte delle sue poesie


















martedì 26 aprile 2016

VLADIMIR NABOKOV, Poesia per Véra Slonim,EVENING, Trad. Alessandro Panciroli


  ...I will be in Berlin on the 10th or 11th … And if you’re not there I will come to you, and find you … See you soon, my strange joy, my tender night. Here are poems for you:
















Evening


You call—and in a little pomegranate tree
an owlet barks like a puppy.
In the evening height the moon’s curved blade
is so lonely and ringing.

You call—and a spring splashes with the turquoise of evening:
the water is fresh, like your voice,
and the moon, quivering, pierces a clay jug,
gleaming with its glaze.


Mi chiami - e in un alberello di melograno
un gufetto abbaia come un cucciolo.
Sul far della sera la lama ricurva della luna
è così malinconica e chiara.


Mi chiami - e l'acqua della sorgente si sparge con il turchese della sera.
l'acqua è fresca. come la tua voce,
e la luna, tremante, trafigge una brocca d'argilla,
splendente come seta.






martedì 12 aprile 2016

Robin Coste Lewis's "Voyage of the Sable Venus", IL viaggio della Venere Nera, trad. A.PAnciroli

Robin Coste Lewis’s début poetry collection, “Voyage of the Sable Venus and Other Poems” (Knopf), derives its title from a notorious eighteenth-century engraving by Thomas Stothard, “The Voyage of the Sable Venus from Angola to the West Indies.” The image was slave-trade propaganda: it shows an African woman posed like Botticelli’s Venus on a weirdly upholstered half shell. She glides serenely across the Middle Passage, attended by an entourage of cherubs and dolphins and escorted by a predatory Triton, who looks as though he’d read the poem on which the engraving is based: Isaac Teale’s “The Sable Venus, An Ode,” which celebrates the pleasures of raping slave women, since black and white—Sable Venus and Botticelli’s Venus—are, after all, the same “at night.”


( from The New Yorker by Dan Chiasson)
Robin Coste Lewis / Voyage of the Sable Venus





Voyage of the Sable Venus 


A Negro Slave Woman
Carrying a Cornucopia
Representing Africa

A Negro Slave Woman
Holding a Plate of Tropical Fruits
Including a Pineapple

A Negro Servant Boy
Brings in a Tray
Of Filled Glasses Winged

Female Figure of Hope
Leaning
On an Anchor

And Holding a Wreath
Over an Inscribed Monument
With a Bale of Cotton

And a Ship
In the Background Negro Boy
Holding Feathers in His Left Hand

Pointing to Hope
And a Book
Under His Right Arm

And a Black Man
Holding a Rifle
And pointing to the Arms

Of the United States
Above to Their Side
Is a Ballot

Box and Behind
Them a Loco
Motive

:

At Auction Negro Man in Loincloth
serves liquor to Men Bidding

on The Slaves while A Slave Woman
attends Two Women Observing The Sale.

African Slave Encased in an Iron Mask
and Collar Slave Children starting out

to harvest coffee on an oxcart.
Negroes under a date palm.

Negro Woman Seated
at a table, facing

left, writing
with a quill.


Una Schiava Negra
porta una Cornucopia
Rappresentante l' Africa.

Una Schiava Negra
tiene stretto un Piatto con Frutta Tropicale
e un Ananas


Un Servo Negro
Porta con sè un Vassoio
di  Bicchieri Colmi un'Alata

Figura Femminile della Speranza
che Incombe
su un Ancora

e con una Corona
Sopra un Monumento con Dedica
con una Balla di Cotone

e una Nave
sullo Sfondo un Ragazzo Negro
tiene delle Piume nella Mano Sinistra

indica la Speranza
e ha un Libro
sotto il Braccio Destro

 un Nero
ha in Mano un Fucile
e lo punta verso lo Stemma 

degli Stati Uniti
li sovrasta
un'Urna 

Elettorale e dietro
di loro una Loco
Motiva


Durante l' Asta  un Negro in Perizoma
serve Liquori ad Uomini  che Rilanciano Offerte

per gli Schiavi mentre una Schiava
si occupa di due Donne che Osservano la Vendita

Uno Schiavo Africano Rinchiuso in una Maschera di Ferro
e Ragazzi con il Collare da Schiavo iniziano

a raccogliere il caffè su un carro da buoi.
Negri sotto una palma da dattero, una Donna Negra Seduta

al tavolo,  guarda a sinistra
scrive con un una penna d'oca.








lunedì 23 novembre 2015

NICHOLAS MOORE, THE ORANGE BED, Ouside the errant window..., trad .A Panciroli






Per problemi di copyright non pubblichiamo i testi originali , comunque facilmente reperibili in  http://www.aprileye.co.uk/TheOrangeBed.pdf






Fuori la finestra vagante piange il tasso,
e nel danzante roseto, classiche ninfe
si esibiscono nel loro romantico pas de deux.
Ed un odore  riempie la notte di giacinti,
e sul verde prato camminano rosei piedini,
bagnati dalla rugiada e lavati dalle olmarie;
           Una fila d'alberi di bosso si staglia sul fondo.

Intanto c'è un libro accanto al letto,
una scatola di cioccolatini, ed una mela rossa;
la grassona si stira, lascia il libro a metà ,
e si riempie la mente coi ricordi della gente,
mentre una mano tenera avanza piano verso la scatola
e prende un altro cioccolatino. Le clematidi gentilmente
           sbattono contro le finestre.

Il letto è arancio e la stanza è piena
di profumi; ora  almeno il mondo riprende
le sue forme normali. Lei legge ancora, del noioso
trionfo  dell' omicidio, dei cadaveri nella camera chiusa.
Fuori  si sente un fischio nel buio,
le baruffe e gli schiaffi degli amanti nel parco ,
                  che lei disapprova.

La notte è finita ed il giorno si prolunga
in un altro giorno. Prendendo la pistola
dalla mano rigida, Detective Fax pretende
di aver lasciato il fotoromanzo e la palla di cristallo
                                                               della zingara,
nota la mela sulla poltrona accano al letto,
il libro mai finito, la cioccolata  che aspettta
           una mano che la muova e la rimuova.

Mr.Detecive Fax è magro e annoiato
dall'attesa; porta la mela alla bocca;
ne ha una opinione migliore; prende il libro, che racchiude
uno sciame di crimini, ricorda la sua giovinezza amara;
fuori nel frattempo gli amanti passano ancora,
con altro miele, indifferenti ad ogni dolore,
                      o del crimine tra i loro amori.

I bossi si stagliano come gnomi contro la luna,
duri piccoli alberi dalle forme contorte. Presunto
suicidio,  di una mente malata. E presto
il letto arancione ancora sarà illuminato
dalla luce delle gioie d 'amore; e la morte
dimenticata per sempre, il libro non letto,
                   e la carne sarà i pani ed i pesci.












                                                                     

sabato 3 ottobre 2015

Peter Riley , THE DAWN CROWS OF CLUJ, from THE DANCE AT MOCIU, trad. Alessandro Panciroli


The Dawn Crows of Cluj

  We were staying at the Hotel Melody, on the corner of the main square of Cluj. I woke up very early in the morning, went to the window, drew aside the curtain and looked out. The first yellowish light of a clear sky was in place over the square, turning pink towards the ground, and a migration of crows was in progress..







  Alloggiavamo all'Hotel Melody, all'angolo della piazza principale di Cluj. Mi ero svegliato molto presto al mattino, ero andato alla finestra, tirato le tende e guardato fuori. La prima luce giallastra di un cielo sereno si stagliava su tutta la piazza, e diventava quasi rosa verso il basso, e si iniziava una migrazione di corvi . Erano ovunque, a migliaia, riempivano l'aria, posati su qualsiasi cosa fosse in vista. C'erano lunghe loro file sulle sommità dei tetti,  erano posati  sulle banderuole, si affollavano sulla guglia della Cattedrale, si arrampicavano sulle sue protuberanze, svolazzavano via di nuovo.
 
Stavano sulle statue, sopra le auto, su ogni punto elevato ma mai molto a lungo, e per tutto il tempo un movimento ribollente di corvi in volo tra e sopra i palazzi, in tutte le direzioni ma sopratutto verso  ovest, dove mi trovavo io. Le file  sulle sommità dei tetti cambiavano continuamente, i loro membri volavano via e venivano sostituiti dai nuovi venuti, si facevano avanti, volavano via, venivano e se ne andavano. Una grande fiumana di corvi  si riversava proprio sopra di me, e l'aria era piena dei loro richiami, da tutti i lati, vicino e lontano.

L' architettura, sopratutto  al livello dei tetti, è ancora per la maggior parte in stile " Barocco Asburgico", con tetti precipitosamente spioventi, balaustre ornamentali, torrette per ogni dove. I corvi dipinsero questa scena nel lontano passato: cielo e terra, città e campagna, Vecchia Europa. Non solo ma anche Europa: i corvi Britannici non migrano. Per una migrazione è necessario un continente.

 Uno stato di esaltazione con un cuore nero al centro, il fiume di corvi si riversava sopra l'albergo come qualcuno che faccia un brindisi durante un banchetto funebre, grandi estensioni di terra che si allargano su tutti i lati ,pianure montagne fiumi foreste, abitate orgogliosamente ed instabilmente, un grande onore e una grande paura, Monarchia solitaria nelle campagne. I richiami degli uccelli risuonano all'alba in piccoli e miseri villaggi sulla strada principale, quando i primi autocarri partono per Vienna.